OLBIA 27 giugno 2025 – Nell’ultima conferenza stampa dell’Olbia Calcio Benno Raeber aveva presentato la stagione appena conclusa e quella prossima con grande ottimismo, anche con un entusiasmo misurato ma fonte di nuove aspettative verso il futuro. Poi l’affiliazione alla Lazio Calcio, il nuovo responsabile per le affiliazioni, il rinnovo sottoscritto da Daniele Ragatzu; insomma, tutto sembrava volgere per il meglio.
Le aspettative della piazza erano abbastanza alte, cioè i calciofili olbiesi si aspettavano la conferma del gruppo storico – giusto per fare nomi, Ragatzu, Biancu, De Grazia, Buschiazzo, Costanzo, Maspero, Pani e Arboleda – che nel girone di ritorno tanto bene avevano fatto. Pci si attendeva i nuovi ingaggi e. negli ambienti cittadini dove si ama discutere della “pelota”, serpeggiava un ottimismo di fondo suffragato anche dalle parole del Direttore Area tecnica Manuel Gonzalez che aveva dichiarato “faremo un campionato di vertice ma pronti a tentare la promozione diretta”.
Un vero mix di buoni propositi, basi tecniche solide e quel giusto tocco di intraprendenza che faceva ben sperare. Ma intanto il tempo scorre e tra gli amanti del pallone le attese diventano pause e le parole di rilancio lasciano il posto alle chimere.
E così siamo arrivati a pochi giorni dal “liberi tutti” (il 30 giugno andranno in scadenza tutti i contratti – meno quello di Anelli e Furtado) e sulla futura rosa della squadra tutto tace. Un silenzio tombale che serve solo ad alimentare maldicenze e dicerie che non fanno bene alla squadra bianca.
Invero ci si aspettava la conferma di quel gruppo di calciatori che nello scorso campionato, sputando sudore e fatica, aveva conquistato la salvezza, oltre – ovviamente – al completamento della rosa e invece in città iniziano a venire a galla le prime discrepanze relative ad alcuni calciatori appartenenti al gruppo storico che starebbero per accasarsi da altre parti. Il malcontento latente si fa sempre più evidente e così vengono fuori i primi dissapori tra le cifre promesse per il prossimo contratto e quelle realmente proposte dalla società.
Ma forse stiamo correndo troppo! Prima di parlare dei contratti futuri sarebbe meglio sapere dalla società se le spettanze di maggio e giugno sono state regolarmente onorate e – soprattutto – se la società ha in mano le liberatorie per poter procedere all’iscrizione della squadra al prossimo torneo di serie D senza dover camminare a piedi nudi sui carboni ardenti come fatto lo scorso anno di questi tempi.
La società deve dare delle risposte alla piazza. L’auspicio di tutti è che questi problemi vengano superati in scioltezza e che il futuro delle maglie bianche possa essere sempre più roseo e non plumbeo come sta venendo fuori in questi giorni.
Da più parti, stampa, social, tifosi e sportivi, si chiede alla società di conoscere la verità sullo stato di salute del sodalizio bianco. Adesso è arrivato il momento di uscire allo scoperto e raccontare lo stato delle cose, senza offuscare il panorama calcistico dei bianchi con argomentazioni tipo il calcio femminile, le affiliazioni, la serie B. Ora più che mai serve concretezza. Partendo, dallo stato di salute finanziario, dal luogo del ritiro, ancora top secret (un po’ si dice, Monti, un po’ Berchidda, un po’ Pattada), dalla composizione della rosa di calciatori (l’anno scorso in rosa c’erano 38 giocatori), allo staff tecnico (è inutile nominare un responsabile delle affiliazioni se poi viene cacciato via il team manager).
Serve concretezza, risposte a quelle domande rimaste sospese e programmazione per il futuro.
Il calcio deve tornare tra le mani di chi “sa fare calcio”. Da troppi anni in Italia, a tutti i livelli, assistiamo silenziosi allo sgretolamento del mondo del pallone. Ciò accade quando nel calcio si vuole fare subito business senza conoscerne le peculiarità e la filosofia di fondo che anima stimola questo sport.
Quindi prima si impara a fare calcio e poi – eventualmente – si cerca di fare business ma nel mondo della sfera di cuoio si sa, ci vuole Capacità, Carattere e Capitali. Se non si hanno queste caratteristiche forse è arrivato il momento di passare la mano e salvaguardare una città che vanta centoventi anni di storia, una maglia e una bandiera da difendere.
































