Olbia 26 gennaio 2026 – Gli ultimi esiti entrati nel dibattito sul caso di Giovanni Marchionni, il giovane trovato senza vita a bordo di uno yacht ormeggiato alla Marina di Portisco, ruotano attorno a indiscrezioni sulle perizie medico legali: nei tessuti e in particolare nella pelle sarebbero state individuate tracce di acido solfidrico. Un dato che, da solo, non equivale a una diagnosi di intossicazione né consente di chiudere l’inchiesta sulle cause del decesso.
Il punto, secondo i consulenti che seguono il caso, è proprio la distinzione tra il rinvenimento di residui e l’accertamento della causa della morte. La perizia completa non risulta ancora di dominio pubblico e le informazioni circolate vengono descritte come anticipazioni. Anche per questo la tesi dell’intossicazione viene respinta: la presenza di tracce, viene osservato, può non avere valore causale. Le tracce di acido solfidrico, infatti, potrebbero essersi depositate anche dopo la morte del ragazzo.
Nella ricostruzione entrano le verifiche tecniche svolte sull’imbarcazione. Le consulenze ingegneristiche avrebbero escluso concentrazioni di acido solfidrico nell’aria superiori alle soglie considerate pericolose. In questa cornice, l’eventuale presenza di residui nella pelle o in altri tessuti potrebbe essere spiegata anche come un’assimilazione avvenuta post mortem, nel caso in cui il corpo sia rimasto per un periodo in un ambiente saturo o comunque contaminato, senza che ciò implichi che il gas abbia provocato la morte.
L’inchiesta nasce l’8 agosto 2025 quando il 21enne, originario di Bacoli, viene trovato morto nella cabina dell’imbarcazione a Portisco. La Procura di Tempio Pausania apre un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti e dispone l’autopsia. L’esame indica un arresto cardiocircolatorio, ma non chiarisce l’origine dell’evento fatale. Da lì partono ulteriori accertamenti tossicologici e istologici sul corpo e una serie di verifiche tecniche sullo yacht, con attenzione a vani e impianti che avrebbero potuto generare esalazioni.
Nel tempo si sono susseguite ipotesi diverse, comprese quelle legate a gas tossici. Alcuni riscontri hanno ridimensionato la pista del monossido di carbonio e, sul fronte dell’acido solfidrico, le misurazioni ambientali non avrebbero indicato valori tali da sostenere una dinamica di intossicazione. L’elemento più recente, legato alle indiscrezioni sulle perizie medico legali, rafforza la necessità di distinguere tra tracce e causa.
Per questo il mistero sulla morte di Giovanni Marchionni resta ancora aperto. Saranno gli esiti definitivi delle perizie e l’incrocio tra dati medico legali e rilievi tecnici sull’imbarcazione a chiarire se vi sia un nesso causale tra la presenza della sostanza e il decesso o se la morte sia dovuta ad altro.
































