Il nuraghe Belveghile è pronto ad una nuova vita, con uno scavo archeologico che verrà eseguito dagli archeologi della Soprintendenza, guidati dal responsabile locale Francesco Carrera. 1 milione di euro sul piatto per studiare tutta l’area intorno al nuraghe.
Il Cipnes, al fine di rendere più ampia la ricerca, ha ceduto al ministero un’area di un ettaro. Il lavoro degli archeologi sarà finalizzato anche all’eliminazione dei salti di quota tra il piano di calpestio moderno e quello antico: in questo modo tutta l’area del nuraghe sarà perfettamente visibile e in futuro visitabile. Lo scavo dovrebbe durare fino al 2022.
La vicenda del Belveghile è tormentata: il nuraghe è divenuto suo malgrado, e a torto, l’emblema del mancato rispetto del patrimonio storico-archeologico nel territorio di Olbia. Spesso però la realtà è diversa e molto più complessa, come ci ha raccontato un testimone d’eccezione di quella vicenda: l’ex funzionario responsabile della Soprintendenza Archeologica Rubens D’Oriano, che ha dedicato tutta la sua attività alla tutela dei beni archeologici di Olbia.
Ormai più di un anno fa, D’Oriano annunciò il suo pensionamento alla comunità olbiese (qui l’articolo>) dopo innumerevoli scavi e scoperte che hanno cambiato per sempre la storia di Olbia, tra i quali spicca senza dubbio, per rilevanza ed importanza storica, il ritrovamento dei 24 relitti di navi antiche durante gli scavi del tunnel. Altrettanto importante la dimostrazione inequivocabile della frequentazione di Olbia da parte dei Greci di Focea dal 630 al 510 a.C., grazie in particolare agli scavi svolti in via Cavour e nella necropoli di San Simplicio.
È necessario tornare indietro di 34 anni, quando il Ministero dei Beni Culturali e il Direttore Generale per i Beni Archeologici si trovarono di fronte ad una scelta che metteva in contrapposizione la tutela dei beni archeologici e lo sviluppo urbanistico. Vista con gli occhi di oggi quella difficile scelta fu fondamentale per la conservazione del nuraghe Belveghile e si può affermare, senza alcun dubbio, che senza quell’intervento oggi non sarebbe stato possibile effettuare il nuovo scavo.

“Siamo nel 1987 – le parole di Rubens D’Oriano – e in quell’anno non esistevano le norme che oggi impongono agli enti promotori di grandi opere di sottoporre i loro progetti alle Soprintendenze Archeologiche. Noi chiedemmo più volte e senza successo al Consorzio Industriale di visionare il progetto della nuova circonvallazione. Il nuraghe, la cui ubicazione era ignota, riemerse durante i lavori: lo stesso era infatti completamente interrato e invisibile”.
Siamo in una fase in cui erano già stati realizzati gran parte dell’anello di svincolo e del sovrappasso e la Soprintendenza decide di bloccare i lavori: “Riuscimmo a salvare il sito dalla distruzione cui sarebbe andato incontro – spiego D’Oriano – A quel punto il Consorzio finanziò lo scavo archeologico e al termine si pose il problema se far costruire la strada al di sopra del nuraghe oppure non permetterlo”. Una decisione estremamente complicata, infatti nel caso in cui si fosse deciso di non permettere la prosecuzione della strada, ciò avrebbe determinato la costruzione di un nuovo svincolo, con aggravio di tempi e spesa di denaro pubblico in un momento storico in cui ancora non esisteva il tunnel ed era vitale decongestionare il traffico cittadino.
La scelta fu rimessa direttamente nelle mani del Ministero e del Direttore Generale per i beni archeologici: fu espresso parere favorevole, poiché gli interventi consentivano di mantenere intatto il nuraghe anche grazie alle modifiche che la Soprintendenza chiese di imporre sull’altezza della campata.
A seguire, anni e anni di accuse infondate sulla mancata tutela del sito fatte alla Soprintendenza e in particolare a Rubens D’Oriano. Secondo D’Oriano questi attacchi nascono in buona parte anche dal suo impegno diretto a fronteggiare la fantarcheologia sarda: “Questa esaltazione della civiltà nuragica supera spesso il ridicolo, come nel caso dell’identificazione con Atlantide. La vicenda del Belveghile è stata sfruttata per accusarmi di aver distrutto il nuraghe, in quanto nemico di quella parte di storia riconducibile all’età nuragica. La verità è che una parte importante della mia attività si è dedicata proprio alla valorizzazione e allo studio dei siti archeologici nuragici, tra cui il villaggio di Pedra Niedda, il nuraghe e la tomba dei giganti di Funtana Bajolis, la torre F del nuraghe San Pietro, i siti di Lu Brandali e di Sos Nurattolos”.
Il Nuraghe Belveghile si prepara quindi ad una nuova vita con uno scavo che cercherà di conoscere la storia del nuraghe e del villaggio che lo circondava: ovviamente non si può sapere con esattezza cosa si troverà con uno scavo archeologico, che spesso regala sorprese e scoperte inattese. Come ci dice Rubens D’Oriano infatti: “L’archeologia è bella anche per questo, perché non si trova mai esattamente quello che ci si aspetta di trovare”.
































