OLBIA. Il Nord Sardegna è sempre più isolato. È quanto denuncia Elisabetta Manca della segreteria regionale Uiltrasporti in una nota stampa.
“Avevamo accolto in maniera più che favorevole – dichiara la sindacalista – l’invito che solo pochi giorni fa il neo assessore ai Trasporti aveva rivolto ai vettori per incrementare il numero di voli durante il periodo di Natale, salvo poi scoprire che Ita e Volotea hanno rivolto la loro attenzione operativa solo sullo scalo di Cagliari escludendo, almeno fino ad oggi, gli aeroporti di Olbia e Alghero.
L’aeroporto di Olbia è lo scalo maggiormente danneggiato da questa continuità territoriale, con due soli collegamenti giornalieri verso Milano Linate e per di più operati in orari che non consentono ai passeggeri di poter andare e tornare in giornata né tantomeno di prendere un volo in connessione, considerato che il volo del mattino operato da Ita parte alle 9 e non alle 7 come dagli altri aeroporti e così come è sempre stato negli anni passati e fino allo scorso ottobre”.
Secondo la Manca è “assolutamente inaccettabile che i vettori approfittino del disagio da loro creato per aggiungere ulteriori disservizi e inconvenienti a chi deve raggiungere il nord Sardegna, soprattutto in un periodo così particolare dell’anno in cui l’esigenza di tornare nell’isola non può e non deve essere legata in alcun modo a mere logiche di mercato.
Il tutto diventa ancora più insopportabile se si pensa che uno dei vettori che al momento detiene buona parte dei voli in continuità e che, ricordiamo, ha accettato volontariamente di operare senza alcun contributo economico, è di proprietà del Mef e quindi pagato dalla tasse anche di chi di quella continuità che dovrebbe garantire, non può godere”.
La sindacalista sottolinea che “per evitare che quanto sta accadendo non si ripeta in futuro è assolutamente necessario, come annunciato dall’assessore Moro durante l’incontro con le organizzazioni sindacali mercoledì scorso, portare avanti unitariamente con tutti gli attori principali, la battaglia per una continuità territoriale degna di questo nome, scevra dalle logiche di mercato, disegnata sulle necessità dei sardi e della Sardegna, che guardi alla reale mobilità delle persone ma anche allo sviluppo economico dei territori”.
































