Gentile Dirigenza, grazie per l’opportunità di esprimere la mia opinione attraverso questo questionario. Tuttavia, sento il bisogno di andare oltre le semplici risposte multiple, perché la scuola che vivo ogni giorno è molto diversa da quella descritta nelle iniziative del PNRR o nei documenti ufficiali. Si parla di contrasto alla dispersione scolastica, ma troppo spesso è proprio la scuola a generarla, quando non riconosce e valorizza le differenze tra gli studenti, le loro storie, i loro punti di partenza.
Una scuola non è fatta solo di muri, laboratori e progetti. È fatta soprattutto di persone. E quando queste persone – a parte poche eccezioni – trasmettono un modello educativo selettivo, punitivo e poco empatico, è inevitabile che molti ragazzi si sentano smarriti, inadeguati o addirittura soli. In questo contesto, il voto diventa uno strumento di controllo e giudizio, non di crescita o incoraggiamento.
L’autostima, la motivazione e il senso di appartenenza dovrebbero essere al centro del percorso scolastico. Ma spesso vengono messi in secondo piano rispetto a una valutazione standardizzata che non tiene conto del punto di partenza di ogni studente, del suo percorso, delle sue difficoltà e dei suoi progressi personali.
Credo che l’obiettivo della scuola debba essere quello di formare menti aperte, critiche e solidali, anche se non tutte “eccellenti” nel senso accademico. Menti capaci di dare un contributo autentico a una società che ha sempre più bisogno di umanità, giustizia e comprensione.
So che il cambiamento è difficile. Ma chiedo a chi tra voi crede ancora nel valore profondo dell’educazione – anche solo in parte – di fare uno sforzo in più: aiutateci a credere in noi stessi. A non rinunciare al nostro diritto di imparare. E a non perdere la speranza che un’altra scuola sia davvero possibile.
Con rispetto,
uno studente (promosso)
































