Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tempio Pausania, Camilla Tesi, ha deciso per la scarcerazione di Gianfranco Pittorru, barista olbiese di 49 anni che quattro giorni fa aveva mandato sotto i ferri operatori un tunisino di 33 anni al termine di una lite finita nel sangue.
L’uomo, difeso dall’avvocato Gian Paolo Murrighile, è stato interrogato questa mattina e, visto il risultato dell’udienza, il giudice ha ritenuto credibile la tesi della legittima difesa inviando il 49enne ai domiciliari. Di conseguenza si aggrava la posizione del tunisino di 33 anni, Chaabane Znaidi, uscito definitivamente dalla prognosi riservata per le ferite riportate durante la lite. L’uomo, circa un mese fa era stato confinato ai domiciliari per avere spaccato una bottiglia in testa a un giovane affetto da disabilità. Il fatto era avvenuto sempre in una delle piazze del centro. Chaabane dovrà anche rispondere di evasione.
Nel corso dell’interrogatorio in teleconferenza tra Sassari (l’uomo si trovava a Bancali) e Tempio Pausania, sono emersi ulteriori dettagli che hanno finito per smontare il castello accusatorio della prima ora in cui Pittorru era stato accusato di tentato omicidio. Il barista, padre di 5 figli, era uscito di casa, abita a pochi metri da piazza Matteotti, per andare al bar a prendere un kekab.
Era passata da poco la mezzanotte quando il tunisino lo ha fermato offrendogli droga: “coca ero”. Al rifiuto dell’olbiese, non era la prima volta che i due si incontravano, il magrebino ha reagito male e mentre lo strattonava per un braccio gli ha sferrato un pugno in faccia. In quel momento sono sopraggiunti altri due amici del tunisino che hanno cominciato a dare calci e pugni all’uomo in terra (all’ospedale gli certificheranno traumi, fratture di costole e ferite lacero contuse per 30 giorni di cure).
È stato in quel momento che Pittorru ha estratto un coltellino con lama da 4 cm e ha cominciato a brandirlo per tenere lontano il branco. In quei momenti è partito il fendente che ha aperto l’addome del 33 enne crollato in terra eviscerato. Per quanto possa sembrare inverosimile, il 49 enne non si è reso conto di aver ferito nessuno e nel momento in cui il pestaggio si è fermato, è scappato per fare rientro a casa dai suoi figli.
“Pittorru non è fuggito per garantirsi l’immunità – ha detto il legale Giampaolo Murrighile -. Non sarebbe certamente rientrato a casa sua che si trova a pochi metri dalla scena della lite. Lui è scappato per sfuggire al branco che lo stava pestando a morte. Solo in un secondo momento ha appreso delle condizioni dell’avversario. Pittorru brandiva il coltellino che porta sempre con sé per intimorire e placare l’animo degli aggressori”.
La lite, invece, è finita quando i tre connazionali si sono resi conto della gravità delle ferite. Come si sa il tunisino è stato operato d’urgenza e dopo 24 ore i medici hanno potuto sciogliere la prognosi. Ora la sua posizione, alla luce del provvedimento del giudice che ha scarcerato Gianfranco Pittorru, si aggrava. L’avvocato Murrighile sta raccogliendo elementi per ribaltare la tesi iniziale che vedeva l’olbiese accusato di tentato omicidio per derubricarla fino alla legittima difesa.
































