La Asl di Olbia, al momento, non è in grado di attivare le guardie mediche turistiche per mancanza di medici disponibili. Ce ne vorrebbero circa 100 per l’organico completo, invece, si è verificato quanto aveva più volte anticipato il commissario Franco Logias durante le conferenze sociosanitarie con i sindaci galluresi: pochissimi medici hanno risposto ai bandi.
Lo scorso anno il servizio di guardia turistica partì il 15 di luglio con ambulatori sparsi nelle zone turistiche della Gallura nei due distretti di Olbia e Tempio Pausania.
Budoni, Cannigione, Golfo Aranci, Olbia, Palau, Porto San Paolo, San Teodoro, Santa Teresa Gallura, Aglientu, Badesi, Trinità d’Agultu e con altri centri attivati successivamente.
E già allora la Assl fece i salti mortali, nonostante l’esiguo numero di professionisti che parteciparono alla selezione, a far partire il servizio. In diversi centri fu anche ridotta l’apertura a 12 ore anziché 24.
Quest’anno, invece, i neolaureati che solitamente cominciano a loro attività ospedaliera proprio dalle guardie mediche turistiche, sono impegnati nei reparti ospedalieri per fronteggiare l’emergenza covid o sono inseriti nelle Usca, le “Unità speciali di continuità assistenziale” che possono essere attivate dai medici di famiglia per eseguire interventi al domicilio dei pazienti affetti da covid.
Una situazione che andrà certamente ad appesantire il carico di lavoro dei Pronto Soccorso degli ospedali galluresi già allo stremo, come denunciato dalla politica poche settimane fa, ancora prima della partenza della stagione turistica.
































