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“Perché il Piano Mancini è stato bocciato? Ve lo spiego io”.

Redazione di Redazione
7 Gennaio 2021 ore 13:18
in Lettere
Tempo di lettura 5 min.
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Il Piano Mancini è stato bocciato con la Delibera della Giunta Regionale n. 67/36 del 31.12.2020 e, per questo motivo, Gian Piero Mura, presidente del Consiglio comunale di Olbia, apre la sua lettera collocandolo l’atto regionale in chiusura del “pessimo, anno 2020”.

I SOGGETTI IN CAMPO – Per comprendere fino in fondo le ragioni di questa ingloriosa fine mi sembra utile delineare le figure chiave della vicenda: il Presidente della Regione è il Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico; il Comune di Olbia è il “soggetto proponente” il progetto; l’Assessore Regionale LL.PP. ne è il “soggetto attuatore. L’iter di definizione del Piano è fissato dalla Legge e, per i rilevanti effetti sull’ambiente che ne derivano dalla sua attuazione, richiede il parere determinante e vincolante sulla Valutazione di Impatto Ambientale. 

LA V.I.A. – La Valutazione di impatto ambientale ha la finalità precipua di proteggere la salute dei cittadini sia durante le lavorazioni che alla fine dei lavori, di verificare che la realizzazione dell’opera contribuisca al miglioramento dell’ambiente, concorrendo all’elevamento della qualità della vita e di “stimare gli effetti potenziali (positivi e negativi, diretti e indiretti) delle opere in progetto sulle componenti ambientali e sul contesto socioeconomico (quindi, anche gli effetti per l’uomo e l’economia). E’ facile desumere da questo che il parere sulla VIA è cosa ben distinta e diversa rispetto all’approvazione del progetto strutturale.  L’ente preposto per la verifica della VIA è il Servizio Valutazioni Ambientali (S.V.A.) che fa capo all’Assessorato Regionale della Difesa dell’Ambiente.

Ebbene, in data 11.2.2016 il Comune di Olbia (soggetto proponente) ha presentato l’istanza di valutazione di impatto ambientale (VIA) per l’intervento “Opere di mitigazione del rischio idraulico del Comune di Olbia”, il Piano Mancini, che, per inciso, comporta la movimentazione di oltre 1.700.000 mc. di terre e rocce da scavo: una montagna con superficie di base pari a 10 campi da calcio affiancati e altezza di 35 metri. La procedura di VIA si conclude normalmente entro 150 giorni, quando il progetto è “completo” senza gravi criticità e prevede fra l’altro la seduta di presentazione al pubblico. Questo adempimento nel nostro caso si è tenuto il  5 aprile 2016 con una riunione presso l’ex Aula Consiliare di Poltu Quadu, alla quale hanno partecipato numerosi cittadini e rappresentanti di Comitati e Associazioni locali. 

LE CRITICITÀ – Nell’occasione vengono denunciate gravissime criticità del progetto, non solo tecniche, ma soprattutto quelle ambientali riferite ai potenziali impatti negativi sulla Città: le vasche di laminazione dentro l’abitato a ridosso delle case, l’allargamento dei canali nei cortili privati fino a toccare le abitazioni, il rifacimento dei ponti nelle strade urbane con l’innalzamento abnorme delle quote del piano viario fino ad interrare le case prospicienti.   

Viene anche sottolineato il pericolo indotto dai canali realizzati ex-novo, che trasferiscono di fatto quote di rischio idraulico in zone che attualmente ne sono prive, senza tacere sulla convinzione che l’allargamento delle vie d’acqua esistenti, a fronte di un esagerato dispendio di risorse, comunque non garantisce un adeguato livello di mitigazione. Desta poi grande preoccupazione il gravissimo pericolo della tenuta strutturale che, in caso di forti piogge durante le lavorazioni (4 anni e forse più), si abbatterebbe sulle abitazioni e su qualunque altra struttura prossima alle opere: per capire il concetto ora ci aiuta il recente collasso del ponte di Monte Pinu, causato dal passaggio dell’acqua sull’opera ancora in fase di costruzione. Per non dire poi degli enormi disagi arrecati ai cittadini e alle attività produttive per la contemporanea presenza di cantieri diffusi su tutto l’abitato: ne fanno testimonianza le gravi difficoltà vissute durante la ricostruzione del ponte di via Vittorio Veneto e le proteste dei cittadini per ogni sorta di contrarietà che allora si levarono alte.

RICHIESTA DI SOSPENSIONE – Udite queste considerazioni sollevate dai presenti, il 14.4.2016 il Comune ha richiesto allo SVA, presente alla riunione, una sospensione dell’iter in corso per approfondire quanto ascoltato e per adeguare eventualmente il progetto.  Lo SVA naturalmente accoglie la richiesta, ma nel contempo invita il proponente a valutare l’eventualità del ritiro del progetto data la sostanzialità delle modifiche da apportare; il Comune invece, con nota del 22.4.2016, pervicacemente declina l’invito.

NUOVE ELEZIONI – Il 19 giugno 2016 si svolgono le elezioni comunali e Olbia cambia amministrazione: si insedia il Sindaco Nizzi, che non ha mai nascosto la sua avversione al Piano Mancini e, forse, anche per questo ha vinto le elezioni.

LA REGIONE REVOCA LA DELEGA AL COMUNE – Per tutta risposta il 21 ottobre 2016 l’Assessore Regionale LL.PP. “soggetto attuatore” revoca al Comune di Olbia la delega della funzione amministrativa sul Piano, diventa esso stesso anche “soggetto proponente”, cosicchè proponente e attuatore da ora in poi sono un tutt’uno, relegando il Comune di Olbia a semplice spettatore. Un ruolo che male si adatta al Sindaco Nizzi, che, poco intimorito, propone il c.d. Piano Alternativo incardinato sui due principi essenziali: fermare l’acqua di piena prima che entri in Città e sviluppare i lavori  di realizzazione delle opere tutti in campagna, fuori dalla Città.

L’ITER PROSEGUE – Nel frattempo la procedura di VIA del Piano Mancini, ormai lontano dagli uffici comunali, prosegue il suo tortuoso percorso, segnato da ben 5 richieste di proroga (900 giorni in tutto … ogni commento è superfluo!) da parte del “proponente/attuatore” Regionale per produrre e consegnare gli elaborati mancati ma indispensabile per la VIA. 

In primis si sarebbe dovuto elaborare e presentare un convincente e univoco Piano di Utilizzo delle terre e rocce da scavo per la gestione dei 1 700 000 mc di materiali scavati, determinante per capire come verrà utilizzata e soprattutto dove andrebbe a finire questa immensa quantità di materiali prodotti tutti all’interno della Città, in grado, se mal gestita, di causare elevatissimi livelli di inquinamento ambientale. Per non parlare poi della mancanza di un esaustivo Progetto di Gestione dei sedimenti conseguenti alla manutenzione e alla gestione degli alvei dei canali, necessario per garantire nel tempo la sostenibilità e l’efficienza delle opere e evitare la diminuzione del grado di sicurezza raggiunto.

LE  CARENZE – Ulteriori mancate integrazioni riguardano atti in grado di illustrare in modo rigoroso i molteplici aspetti idrogeologici dell’intervento rimasti insoluti, capaci di chiarire l’impatto dell’opera sulle acque superficiali e sotterranee; nelle vasche di laminazione di San Nicola ad esempio gli scavi intercettano la superficie della falda, interagendo negativamente sull’acquifero corrispondente e provocando nocumento alla circolazione idrica sotterranea: sarebbe stato opportuno affrontare il problema in modo scrupoloso.

Carenti e addirittura non conferenti sono risultate le proposte avanzate per affrontare le problematiche circa l’impatto acustico e le vibrazioni indotte sulle abitazioni e più in generale sulla vita dei cittadini durante i quattro anni previsti per i lavori: per i soli trasporti con camion il danno si può esprimere con un carico inquinante quotidiano di almeno 110 mezzi pesanti che, sulle strade cittadine, vanno carichi e tornano scarichi e poi ci sono gli escavatori, i compressori, i frantoi e tutte le macchine da cantiere che ogni mattina si mettono in movimento, a ridosso delle camere da letto dei cittadini. Insomma, trascurando i ricorsi legali, i contenziosi fisiologici e i ritardi di ogni tipo, per quattro anni la Città di Olbia sarebbe stata messa a ferro e fuoco.

LA FINE DEL PIANO MANCINI – La bocciatura del Piano Mancini, che a ben vedere ha rappresentato fin’ora il vero ostacolo alla messa in sicurezza del nostro territorio, apre la strada ad un progetto coerente, rispettoso dell’ambiente e delle esigenze economiche e sociali della nostra Città: un progetto che non ingenera criticità, semmai le rimuove.

IL PROGETTO ALTERNATIVO – Con la delibera n. 10 del 12 febbraio 2018 il Consiglio Comunale di Olbia ha individuato e approvato la c.d. Soluzione Alternativa, più efficace sotto il profilo della sicurezza della città e sotto quello tecnico-economico. Il Sindaco Nizzi ha immediatamente provveduto ad inoltrarlo a tutti gi enti e le autorità preposte perché ne avviassero l’istruttoria, e nel contempo è stato illustrato ai cittadini in ogni angolo della Città. Il percorso che porterà ad ottenere una Città più sicura dal punto di vista del rischio idraulico è già avviato e i tempi di approvazione potranno essere sicuramente brevi.

Gian Piero Mura

 

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