Palau 1° ottobre 2025 – A parlare è una madre che non cerca giustificazioni. Nicolina Giagheddu, davanti all’ingresso di Conca Entosa, rompe il silenzio mentre è in corso un nuovo sopralluogo degli inquirenti nello stazzo in cui Emanuele Ragnedda ha confessato di avere ucciso Cinzia Pinna, 33 anni, di Castelsardo.
“Deve pagare, sono io la prima a fargliela pagare – ha detto con un filo di voce Nicolina Giagheddu –. Certe cose non si perdonano. Piango per la famiglia di Cinzia Pinna prima che per lui”. Parole dure, cariche di dolore, che segnano la distanza netta da quel figlio ora in carcere a Bancali, reo confesso, arrestato per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.
In quella stessa tenuta, descritta per anni come un’oasi di pace, la madre ricorda un episodio simbolico: “Una volta un bambino che è venuto qui mi ha chiesto se questo fosse il paradiso. ‘Tu pensi che lo sia?’, gli ho detto’. ‘Sì’, mi ha risposto lui. Beh, lo ha trasformato in un inferno”.
































