Olbia 17 novembre 2025 – Due classi nello stesso spazio, una LIM che gli insegnanti cercano di usare senza pestarsi i piedi un po’ come in un open space improvvisato. Al liceo Artistico De Andrè di Olbia non è un esperimento pedagogico ma la quotidianità. Dopo le promesse rimaste appese come un post-it dimenticato, alle 11:00 studenti, insegnanti e personale non docente hanno deciso di uscire da scuola insieme e presentarsi in protesta sotto il palazzo della Provincia Gallura Nord Est Sardegna in via Nanni.
“Più scuole, meno rotatorie”, “Senza la classe ci muoviamo in masse” e “Olbia merita un proprio spazio” sono alcuni degli slogan esposti sui cartelli degli studenti del De Andrè. Il motivo della mobilitazione è matematico: otto classi fanno lezione in quattro aule, una delle quali è il laboratorio informatico condiviso da due gruppi alla volta.
«Proprio così: due classi svolgono lezione nello stesso momento, una in un angolo e una nell’altro – racconta Rossano Dore, assistente tecnico RSU-CGIL -. I docenti si ritrovano a chiedere al collega “Puoi abbassare la voce? Sto spiegando” oppure “Oggi serve a te la LIM?”. La didattica ne esce fortemente compromessa».
Una difficoltà che riguarda tutte le materie, come spiegano alcune docenti, Patrizia Iacono, Antonella Budroni e Sara Montis: «Oltretutto non si tratta di condividere le stesse materie. Spesso ci ritroviamo, per esempio, con lezioni di Matematica e Inglese nello stesso spazio. Si può immaginare quanto la cosa diventi complicata visto il reciproco disturbo, ovviamente».
Per alleviare il problema, quando il clima lo permette, alcune lezioni vengono spostate all’aperto ma con l’autunno che avanza questa possibilità diventa sempre più complicata.
Accanto a studenti e docenti anche la dirigente del liceo, Maria Ivana Franca, che chiarisce il motivo della mobilitazione: «Siamo qua in piazza per aiutare gli studenti a far sì che il loro diritto allo studio venga garantito. È necessario trovare spazi adeguati, non è più sostenibile una situazione di questo tipo».
La preside aggiunge: «Abbiamo cercato di tamponare per un periodo breve in attesa di promesse che, a tutt’oggi, sono state rimandate per cui non siamo più disposti ad aspettare ulteriormente. I ragazzi hanno necessità di poter svolgere l’attività didattica nella maniera più corretta, hanno necessità di utilizzare i loro laboratori e riappropriarsi di una didattica vera e propria, quella che fino a oggi non è stata garantita».
Oggi, però, dalla Provincia non arriva nessuna risposta. «Abbiamo avuto interlocuzioni continue con i precedenti commissari – dicono insegnati e personale non docente della scuola -, con il neo presidente ancora no».
Da parte sua il presidente Settimo Nizzi, raggiunto al telefono, ha detto di essere «al lavoro per risolvere al più presto il grave problema». Comunicazioni sono attese a breve dall’ente di via Nanni.
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