Ha i capelli salepepe, occhiali senza montatura, maglia blu con mezza zip sulla camicia immacolata. Poggia le mani sul tavolo rosso (colore scelto da lui in persona: non perché lo ami, ma il nemico va esorcizzato). Dice di “avere scolpita nel cuore la bandiera di Forza Italia”, e questo è un inedito. Parla a braccio, Settimo Nizzi, e la sua è un’orgia di colori, tutti sprigionati da un animo sempre baldanzoso, sicuro di sé, per niente intimidito (ma quando mai…) da una frotta di cronisti che cercano di fargli dire quello che lui in fondo non vuol anticipare.
I tempi li detta lui, come sempre. Nega di essere diventato più saggio con l’età, perché “ci sono giovani con i capelli neri che sono dei caz…ni”, mette le mani avanti sottolineando che “la maggioranza è compatta più che mai”, ma si vede lontano un miglio che non ci crede neanche lui, forse gli scappa anche un poco da ridere.
Snocciola opere fatte, opere da fare, buoni propositi per il 2023. Si (auto)attribuisce con immutata modestia un 9 in pagella (come l’anno passato) solo perché la scala si ferma a 10 (“altrimenti – osserva – si dovrebbe procedere con 11, 12, 13…”). Insomma, più che un sindaco, somiglia a un imperatore, che non ha alcuna intenzione di rimettere nell’armadio della politica quegli abiti da “dittatore” e della logica del “qui comando io” che, in fondo, hanno fatto la sua fortuna.
Decidere da dove partire per raccontare il suo incontro con gli operatori dell’informazione è un’impresa titanica, ardua per il sottoscritto. Però, forse ci si può concentrare sulla lettura tra le righe delle sue parole.
L’EREDE. Per adesso, il primo cittadino non dà la soddisfazione di fare il nome del suo successore, anche perché “mancano ancora 5 anni”. Però, non nega, né il suo volto fa una grinza quando gli si elencano quattro nomi di aspiranti sindaci che ogni notte (e lui aggiunge “anche ogni giorno”) sognano di occupare la sua poltrona di pelle umana. Eccoli: Sabrina Serra, vicesindaca iperattiva, Marco Balata (assessore iperattivo pure lui), Pietro Carzedda (che sogna la Provincia, ma vuole ripercorrere le orme di suo padre), Angelo Cocciu (consigliere regionale con notevole forza elettorale, anche lui iperfelice se riuscisse a emulare suo zio Mario). Nizzi non sceglie: fa spallucce, si dice convinto che “altri candidati, da oggi in poi, si faranno avanti, non sono per nulla preoccupato”.
Sollecitato sul nome da privilegiare e sostenere, non casca nel tranello ma sussurra qualcosa che è tutto un programma: “il prossimo sindaco di Olbia, già da oggi deve distinguersi per una visione ampia delle cose da fare per Olbia, lasciando perdere le cosucce di basso profilo”.
REGIONE. Giura di voler sostenere Christian Solinas, perché “l’uscente, per tradizione, va riproposto. E non è vero che Solinas sia destinato a perdere”. In altri termini, lui ribadisce di non essere interessato a mettergli i bastoni tra le ruote.
OPERE. Conferma di voler abbattere almeno la sopraelevata sud, con un centinaio di milioni, e pure di intervenire su quella nord: alla fine Olbia avrà altri due tunnel.
NEMICI. “Sì – risponde a una precisa domanda – Olbia ha tanti nemici, molti dei quali sono noti. Non chiedetemi di fare i loro nomi, ma sappiate che non li temo, non li temiamo”.
































