“Soffro di asteomielite all’anca destra con necrosi della testa del femore. Mi sono rivolto a uno specialista del Mater Olbia e da quel momento ho affrontato un calvario”.
L’uomo, cittadino di Olbia, si presenta al medico del Mater Olbia e comincia una lunga trafila di esami. Rediografie, analisi del sangue, tac con e senza contrasto, risonanze, ecocolordoppler, ecocardiogramma e altre. Per circa due mesi si sottopone diligentemente a tutte le analisi richieste dallo specialista in vista di un intervento chirurgico. E poi ritorna dallo specialista.
“Da quel momento non l’ho più visto. È letteralmente scomparso. Non si fa più sentire e non risponde al telefono né alle mail. Mi ha abbandonato e tutt’ora non ho capito il perché. Ho fatto tutto quello che mi ha chiesto, pagando per ogni esame allo stesso ospedale – ma per la salute i soldi, con sacrificio, li ho trovati -, e poi scompare senza darmi alcuna risposta”.
Sfinito fisicamente, praticamente allettato per il peggioramento delle sue condizioni, e con il morale sotto i tacchi, decide di aspettare. “Magari c’è una lista d’attesa – pensa -, mi auguro che dal Mater mi chiamino”. Niente: attende altri due mesi invano.
Disperato e senza nessun riferimento, si rivolge al Giovanni Paolo II di Olbia e, con tutto il papiraggio degli esami, si mette in contatto con il reparto di Ortopedia. Il direttore, Sebastiano Cudoni, lo prende in carico.
“Ora devo fare una biopsia e poi il primario deciderà il da farsi. Di certo ora sono più tranquillo. So di essere nelle mani giuste e sono sicuro che verrà fatto tutto il possibile per risolvere il mio caso. Ero davvero disperato. Ora invece comincio a vedere una luce in fondo a questo tunnel in cui sono stato abbandonato”.
































