In principio era Elio, inteso come Pintus. Un ventennio memorabile, per Olbia e per l’Olbia che sfornava talenti calcistici e li metteva a correre nei campi erbosi, un po’ dappertutto. A Cagliari, tanto per dire, ci finirono Piero Giagnoni, Franco Marongiu Pelè, Giovannantonio Meloni, Antonello Bagatti, Michele Moro. Per la serie “cicli e ricicli” della storia, visto che oggi paradossalmente è proprio il club rossoblù a girare all’Olbia alcuni (non tutti) i gioielli della propria cantera.
Elio Pintus ha segnato un’era, rimettendoci di tasca per regalare a quella che era poco più di un paese un football di livello, con una serie C sontuosa e ricca di talenti.
Poi, un altro ventennio. Quello del gruppo capitanato da Mauro Putzu (il patron non ha mai fatto il presidente) che vedeva Bruno Selleri e Libero Balata come dirigenti di punta insieme al talent scout Francesco Sotgiu (noto Meroni). Negli anni, a questo gruppo si sono avvicinati elementi di valore come Riccardo Guadagni, Lelio Dau, Pietro Luciano, Michele Rodio, tutti olbiesi. Anche questa epoca – gloriosa e contrassegnata da momenti esaltanti ma anche da qualche amarezza – si è chiusa ormai da tanti anni, ma ha lasciato il segno anche in coloro che non l’hanno vissuta in prima persona (i giovani d’oggi).
Dopo la sfortunata parentesi di Franco Rusconi, da otto anni a questa parte sta operando Alessandro Marino, docente universitario di marketing alla Luiss di Roma. E la sua competenza nella materia, unita a un’enorme passione per il calcio (anche lui ha giocato, e pare fosse un centravanti tosto), ha consentito al prof di Pescara di guidare l’Olbia in otto campionati in serie C. Al netto della sua amicizia personale con Tommaso Giulini, e dei vantaggi per l’Olbia che ne sono scaturiti, a Marino va dato atto di una gestione sana ed equilibrata del club. L’Olbia ha i conti in ordine: paga gli stipendi puntualmente, versa i contributi, non fa penare i fornitori, gode di un’ottima immagine e non è un caso che il suo numero 1 sia anche un consigliere di Lega.
Oggi, 14 novembre 2023, è stato il giorno di Ranno, inteso come Raber, il manager svizzero che ha esposto i suoi programmi, un po’ con le slides, un po’ con le risposte alle tante domande dei soliti curiosoni dei giornalisti. L’interrogativo sorge legittimo: è l’inizio di una nuova era? C’è da celebrare il “new deal” in salsa olbiese, tanto per evocare Roosevelt? Calma e gesso: è presto per dirlo. O quantomeno ogni giudizio è prematuro proprio perché la fretta non giova alla chiarezza.
Mister Raber (che, detto per inciso, sembra il sosia del consigliere regionale Angelo Cocciu) ha spiegato un paio di cose, la più chiara delle quali è che i poteri dal punto di vista tecnico restano tutti ad Alessandro Marino, presidente senza portafoglio (nel senso che non sarà stipendiato). Per il resto, il puzzle è tutto da comporre con pazienza certosina.
A partire dalla vicenda stadio (a giorni l’incontro con il Comune di Olbia, peraltro non presente alla conferenza stampa), per continuare con le risorse finanziarie da impiegare in un progetto che sembra ambizioso, visto che dovrà svilupparsi – come è stato rilevato dai nuovi proprietari dell’Olbia – “in un territorio importante dal punto di vista turistico, che comprende Olbia e la Costa Smeralda”. Insomma, gli svizzeri – ma come è emerso nell’incontro c’è anche una quota di capitali austriaci e tedeschi – sono apparsi tutt’altro che frati francescani benefattori, ancorché convinti della bontà e della sostenibilità di un investimento a molti zeri, che in ogni caso dovrà essere definito meglio, nell’interesse di tutti.
In definitiva, così come non c’è mai bisogno di esaltarsi troppo quando si naviga a gonfie vele e non occorre abbattersi quando la ruota non gira come dovrebbe, oggi non è il caso di inneggiare in maniera scomposta o di nutrire dubbi di fattibilità o di scarsa chiarezza sull’operazione che ha portato per la prima volta una società svizzera ad acquisire il 70 per cento di un club prestigioso come l’Olbia. Insomma, come sosteneva qualcuno, la verità la scopriremo “solo vivendo”.
































