Nove anni di reclusione e una provvisionale di 50mila euro. Con questa sentenza si è concluso il processo di primo grado a carico di C.G., 60 anni, ritenuto colpevole di violenza sessuale, tentate lesioni personali gravissime per contagio del virus Hiv e stalking nei confronti di una donna che oggi ha 51 anni.
La vicenda risale a ben 12 anni fa quando i due convivevano a Olbia. Da una parte il carnefice, dall’altra la vittima. Una donna fragile che subiva ogni tipo di oltraggio ma che ha provato a tenere unita la coppia per almeno due anni.
Per quell’uomo, che all’epoca dei fatti aveva meno di 50 anni, lei, quarantenne, in gran forma, autonoma professionalmente, aveva perso la testa. Ma dopo un primo periodo in cui le cose sembravano andare per il verso giusto, l’amore che pensava di alimentare con la sua costante presenza si è rapidamente trasformato in un supplizio difficile da raccontare persino tra le pareti di un’aula di tribunale.
Lui la picchiava continuamente sottoponendola a sofferenze fisiche e morali ma lei continuava a stare al suo posto con la speranza, purtroppo risultata vana, di trasformare quell’uomo violento in un essere diverso.
Lei aveva scoperto per caso che il suo convivente aveva contratto il virus dell’Hiv. Qualcuno l’aveva avvertita con una telefonata anonima ma anche in quel caso la donna era rimasta al suo fianco. Sempre e comunque, nonostante tutto.
Poi, una notte, lui la costringe a un rapporto sessuale non protetto contro la sua volontà. Lei lo lascia definitivamente. È la fine della storia ma l’inizio di una vicenda giudiziaria lunghissima. Oltre 25 udienze, continui rinvii, giudici che cambiano e nastri che si riavvolgono. E ogni volta una nuova tortura da ripercorrere in aula.
Il tempo che passa finisce per favorire l’oppressore. Cadono in prescrizione ben 4 capi di imputazione: maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza aggravata, molestie. E oggi arriva la sentenza di primo grado emessa dal collegio presieduto dal giudice Giuseppe Magliulo, a latere Camilla Tesi e Nicola Bonante. L’uomo è difeso dall’avvocato Angelo Merlini.
“Ritengo che nove anni siano una pena esemplare – ha dichiarato l’avvocato Nicola Di Benedetto, legale della vittima -. Le sentenze di questo genere solitamente non si commentano ma siamo davanti a una vicenda terribile che ha colpito la mia assistita in maniera così profonda da provocarle danni psicologici dai quali, ancora oggi, fatica a riprendersi”.
































