Gentile redazione
Sono mamma di due bambini, uno dei quali con autismo. Vi scrivo per raccontare una situazione che vivo ormai da quattro anni: la difficoltà, anzi l’impossibilità concreta, di iscrivere quest’ultimo a un centro estivo a Olbia, dove viviamo.
Negli anni ho provato a contattare diverse strutture, sia private che comunali. In un solo caso, un centro privato ha accettato di farlo iscrivere alle stesse condizioni economiche previste per i bambini neurotipici.
Purtroppo però, a causa di alcuni comportamenti legati alla sua condizione, l’anno successivo mi è stato detto che non potevano più accoglierlo, a meno che non avessi trovato “una soluzione”, come ad esempio una terapia farmacologica per renderlo più tranquillo.
Da lì in poi, ogni volta che ho cercato un centro estivo per lui, mi sono trovata davanti a richieste economiche sproporzionate e discriminanti: per intenderci, mentre la tariffa per un bambino neurotipico è di circa 500 euro al mese, per mio figlio mi sono state chieste cifre tra i 1500 e i 1700 euro al mese, perché dovrei pagare personalmente un’educatrice specializzata.
Ho contattato anche il centro estivo comunale, pensando che almeno lì avrei trovato inclusione ed equità. Ma la risposta è stata la stessa: per poter iscrivere mio figlio, dovrei provvedere io stessa all’assunzione (e al pagamento) di una figura educativa in più, oltre alla normale quota del centro.
Quest’anno ho richiamato nuovamente la stessa cooperativa, sperando in un cambiamento. E invece no: l’unica differenza rispetto all’anno scorso è che non hanno neppure più una loro educatrice da propormi a pagamento. Dovrei trovarla io e pagarla di tasca mia, in aggiunta alla quota normale di 500 euro.
Mi chiedo: questa è inclusione? Possibile che la partecipazione a un centro estivo, che dovrebbe essere un diritto per tutti i bambini, diventi un privilegio accessibile solo ai bimbi neurotipici o alle famiglie con possibilità economiche elevate?
E cosa dovrebbe fare una madre sola, che non può permettersi 1500 o 1700 euro al mese per garantire un’estate serena a suo figlio? Tenerlo chiuso in casa mentre gli altri bambini giocano?
Non sto chiedendo favori. Sto chiedendo uguali diritti per mio figlio. Scrivo questa lettera nella speranza che questa voce non resti inascoltata, e che la stampa possa finalmente accendere un riflettore su una realtà che in tanti, qui a Olbia e in altre città, continuano a vivere nel silenzio.
Una mamma
































