Ci sono sfide che si possono vincere anche se non si arriva primi. Sono quelle sfide che ingaggiamo con noi stessi. Quelle attraverso le quali mettiamo a dura prova i nostri limiti personali per capire davvero fin dove siamo capaci o disposti a spingerci.
E non si parla solo di limiti fisici ma anche di quelli mentali, delle motivazioni che, a volte, pur di non mollare, ci spingono a rischiare persino la vita. Quella che vi raccontiamo oggi è la sfida intrapresa da Marco Piras, sessantatreenne, olbiese, con la passione del motocross.
Dopo un anno di duro allenamento sugli sterrati dell’isola, decide che è giunto il momento di capire cosa è capace di fare in una gara di livello internazionale, a migliaia di chilometri dal proprio paese, in condizioni climatiche proibitive, al cospetto di campioni consolidati.
Per fare ciò, sceglie il Rally d’Albania, considerato tra i più duri d’Europa. Una gara che ai nastri di partenza annovera diversi fuoriclasse habitué dell’infernale Parigi Dakar. Come non bastasse, ad aumentare il tasso di difficoltà si aggiunga che la competizione era aperta non solo alle due ruote, ma anche ai quad e alle auto.
Quasi 2000 km di percorsi sterrati, sotto la pioggia battente, in mezzo a ghiacciai e a fiumi che hanno mietuto vittime illustri, riempiendo d’acqua cilindri e pistoni delle loro moto. Marco Piras, in sella alla sua KTM 350, non solo ha portato a termine la gara contro ogni pronostico (e qui sta la sua vittoria più grande), ma si è classificato al 21° posto della classifica generale, su circa 200 piloti partecipanti. Per questa volta, possiamo dire che la sfida è vinta.
































