OLBIA. Nella cassetta delle lettere della famiglia Iannelli nessuno da quasi due mesi ritira la posta. Davide è in carcere a Bancali e Rosa sembra svanita nel nulla. Eppure, per quanto l’indagine sia alle prime fasi, più passano i giorni e più si stringe il cerchio intorno alla scomparsa di Rosa Bechere. La sensazione è che da un momento all’altro gli inquirenti riescano a venire a capo di una vicenda dai contorni estremamente opachi.
In attesa del risultato degli esami dei Carabinieri del RIS la chiave per far girare gli ingranaggi nel verso giusto, con tutta probabilità, potrebbe emergere dall’imminente nuova ricognizione degli specialisti prevista a giorni in casa Iannelli.
Dallo scorso 24 novembre il telefono della donna è spento. Dal carcere, il suo compagno Davide Iannelli, 49 anni, che sta scontando la pena per l’omicidio di Tony Cozzolino morto per le ustioni subite durante la terribile aggressione dello scorso 11 marzo, aveva dato l’allarme riferendo al suo avvocato Abele Cherchi che Rosa non rispondeva alle sue telefonate. Da allora di lei si sono perse le tracce.
La Procura non ha mai preso in considerazione che Rosa Bechere si sia allontana dalla sua casa. D’altronde, come dicono i vicini che abitano nello stesso palazzo di via Petta, la donna non usciva mai di casa. Tantomeno da quando il compagno è rinchiuso in carcere.
La storia di Davide e Rosa è una profonda storia d’amore che dura da circa 20 anni. Da quando si sono conosciuti non si sono mai allontanati l’uno dall’altra. Dopo una prima fase di convivenza Rosa aveva manifestato problemi di salute.
Davide l’ha sempre seguita accompagnandola agli appuntamenti con gli specialisti del CIM di Olbia, organizzava le terapie e le somministrava i tanti farmaci seguendo alla lettera le indicazioni mediche. Faceva la spesa e si occupava del sostentamento della famiglia.
Erano, come si dice, un corpo e un’anima. I due si sono sempre amati e profondamente rispettati. Tutto il contrario di cattiverie degli ultimi giorni raccolte in giro che attribuivano a Iannelli lo sfruttamento di Rosa per accaparrarsi la pensione.
Davide, invece, ha sempre lavorato. Pur non avendo un posto fisso, si dava da fare. Si occupava prevalentemente di giardinaggio mantenendo in ordine prati e tenute di alcune case in comune di Olbia. Chi gli dava lavoro ne parla benissimo definendolo ligio al dovere e ineccepibile dal punto di vista della qualità delle prestazioni.
Rosa si occupava della casa. A Genova lavorava come cuoca. Poi con alcuni familiari aveva lasciato la Liguria per trasferirsi ad Alghero e un giorno ha conosciuto Davide Iannelli, napoletano residente a Olbia. Per lui si era trasferita in città e da allora sono sempre stati insieme. Rosa, dopo l’omicidio Cozzolino, ha continuato a vivere da sola al primo piano della palazzina con otto appartamenti in via Petta. Settimanalmente, accompagnata in auto da un amico di famiglia, si recava a Bancali per andare a trovare il suo compagno.
Da parte sua Davide la chiamava al telefono ogni settimana (le regole del carcere permettono una telefonata ogni sette giorni). I due da marzo si vedevano in videochiamata. Per questo l’uomo non si dà pace e pensa al peggio. La sua Rosa non si sarebbe mai allontanata e, sopratutto, non lo avrebbe fatto senza dirgli nulla.
Rosa e Davide abitavano nello stesso palazzo in cui hanno vissuto fino all’anno scorso anche i due indagati, accusati dalla Procura di aver ucciso Rosa Bechere e di averne occultato il corpo: Maria Giovanna Meloni (olbiese, 42 anni) e il compagno Giorgio Beccu (49 anni, di Berchidda).
I due, ospitati a Olbia da parenti, difesi dall’avvocato Giampaolo Murrighile, hanno respinto tutte le accuse e il prossimo 19 gennaio affronteranno il primo interrogatorio davanti al GIP. Secondo quanto riferisce il legale Meloni e Beccu avrebbero sempre aiutato la donna. Particolare confermato anche da alcuni vicini di casa. La coppia anche se non abita più nel palazzo di via Petta ha continuato a frequentare gli amici Davide e Rosa. E da quando l’uomo è finito in carcere avrebbero provveduto a dare assistenza alla donna.
Un’amicizia che, invece, non convince il sostituto procuratore del Tribunale di Tempio Daniele Rosa secondo cui i contatti tra la coppia e Rosa erano finalizzati ad impossessarsi dei soldi tenuti in casa dalla compagna di Iannelli e delle mensilità che riceveva tra pensione e reddito di cittadinanza. Intanto anche oggi i Carabinieri di Olbia hanno visitato il palazzo di via Petta per una nuova ricognizione. I RIS, invece, sono attesi in settimana.

































