OLBIA. Magari non lo vincerà, ma il fatto stesso che Daniele Ragatzu – 32 anni, carattere mite, talento allo stato puro – figuri tra i calciatori più votati per il Pallone d’Oro di serie C, fa brillare il nome di Olbia (non solo dell’Olbia intesa come squadra di calcio) nello scenario nazionale, molto spesso avaro di riconoscimenti nei confronti dell’isola.
C’è da da andare fieri di questo ragazzo che, fin da quando aveva quattro anni (!), cullava il sogno di diventare professionista. Un ragazzo la cui storia – con tutti i distinguo del caso – somiglia a quella di Gigi Riva, che non ha mai ceduto alle lusinghe (e ai denari, tanti) di club molto più blasonati e ambiziosi del Cagliari, città eletta a sua vera patria.
Daniele Ragatzu non è un montato, era ed è rimasto umile. Non si è esaltato quando un certo Massimiliano Allegri, vedendolo palleggiare, dribblare e smarcarsi con le giovanili rossoblù, aveva predetto un futuro radioso per lui. E fu proprio il tecnico livornese a farlo esordire in serie A nel campionato 2008-09.
Il primo marzo del 2009, in Cagliari-Torino, entrò al posto di Matri, mentre la sua prima rete nella massima serie è del 10 aprile: a pochi minuti dal suo ingresso in campo segnò contro la Fiorentina al “Franchi”. Poi è stato tutto un peregrinare: va al Gubbio in prestito, torna a Cagliari nel 2012 ma non trova spazio. Quindi, indossa le maglie di Lanciano e Verona prima di approdare a Olbia, la sua Olbia.
Il merito di tanta costanza e tenacia è tutto del padre, che lo porto alla “Ferrini” di Quartu, la sua città. Anche oggi, quando parla del suo genitore, a Daniele luccicano gli occhi. È accaduto anche al sottoscritto, quando Daniele è stato il protagonista di una puntata di “Bar Olbia”. “Devo tutto a mio padre – disse – e a tutta la mia famiglia che ha creduto in me”.
Oggi Daniele Ragatzu è perfettamente integrato nella città gallurese, dove si sente completamente a suo agio. È diventato l’idolo dei tifosi, il leader assoluto della squadra. Ha un’intesa perfetta con l’altro Daniele, inteso come Dessena. Dialoga che è una bellezza con Biancu, per i giovani è un punto di riferimento.
Con la maglia bianca, l’anno scorso, ha vinto il titolo di capocannoniere con 19 reti segnate: un record se si pensa che l’Olbia non si è piazzata ai primissimi posti della classifica, come in genere accade ai bomber che si aggiudicano il prestigioso trofeo.
A tutt’oggi, di gol, ne ha segnati quattro, e si spera molto in un suo deciso allungo nel girone di ritorno. In ogni caso, si è messo in luce per le sue doti di fromboliere e gli ottocento esperti che poi dovranno premiare i migliori giocatori di C con il Pallone d’Oro hanno tenuto conto delle sue qualità tecniche. Se per caso conoscessero anche quelle umane, lui vincerebbe senza’altro. Anzi, per noi, ha già vinto.
































