Era il 24 di gennaio del 1960, al comunale di Olbia si giocava Olbia – Carrarese, per l’occasione i bianchi scendevano in campo nella seguente formazione: Nespoli, Giuliani, Costagli, Dioni, Baggiani, Bellucci, Juliucci, Duman, Misani, Balzano, Podda.
La Carrarese invece schierava: Cacciatori, Sani, Bigalli, Morelli, Neri, Berto, Carmassi, Frediani, Tonzar, Rossi, Schamos.
Per la cronaca la partita finiva per uno a zero a favore dei bianchi con gol di Bellucci al 31° del secondo tempo ma la tragedia si consumava al 35° del primo tempo, quando a seguito di un fraseggio della Carrarese la palla finiva tra i piedi di Frediani che chiamava in avanti Rossi il quale lanciava in area Schamos, sulla palla si avventava coraggiosamente Nespoli che riusciva ad evitare il gol ma non l’impatto con il ginocchio della giovane ala carrarese.
Lo scontro era tremendo e provocava al giovane ragazzo di Sansepolcro la frattura della base cranica, da quel momento la partita diventava un dramma.
Gli sportivi di Olbia non devono dimenticare chi era Bruno Nespoli, il giovane portiere dell’Olbia che per difendere la sua porta lasciò sul campo la vita nel fiore dei suoi 22 anni.
Bruno Nespoli era costretto a lasciare il campo. Il suo posto veniva preso dal terzino Giuliani, all’epoca non erano previste sostituzioni. La diagnosi era tremenda e non lasciava scampo: commozione cerebrale ed emorragia interna. Dodici ore dopo il suo cuore cessava di battere.
Bruno Nespoli era nato a Sansepolcro il 5 dicembre del 1937, da ragazzo aveva preferito la carriera calcistica allo studio e così aveva iniziato a parare i primi tiri proprio nella sua città natale, una volta appurata la sua classe e la sua propensione ad un ruolo notoriamente difficile e pieno di insidie, diverse società si erano interessate al giovane portiere toscano.
Il suo esordio era avvenuto nel campionato di promozione con il Montevarchi, poi negli anni a seguire (57-59) aveva fatto parte della rosa della Lucchese (all’epoca Lucca), successivamente, quando aveva addosso gli occhi di una società di serie B, aveva dovuto rispondere alla chiamata di leva e così, dopo il CAR a Cagliari nella Brigata Sassari, veniva destinato ad Olbia dove fin da subito trovava l’accordo con la società bianca.
Il suo esordio in maglia bianca si concretizzava il 4 ottobre 1959 a San Giovanni Valdarno in occasione di Sangiovannese – Olbia, conclusasi con il risultato di 0-0. Il suo score nell’Olbia: 14 partite disputate, 17 gol subiti, purtroppo per lui un 17 fatale.
Abbiamo voluto ricordare questo eroe che molto spesso viene lasciato nel dimenticatoio o viene ricordato senza la giusta enfasi (una volta in occasione dell’anniversario della sua scomparsa la squadra bianca depositava un mazzo di fiori davanti alla lapide), questa storia deve essere commemorata almeno una volta all’anno in corrispondenza del triste anniversario, affinché possa rimanere una traccia concreta nella storia dell’Olbia e nei ricordi di Olbia.
Gli anziani olbiesi rammentano che in quegli anni il capoluogo gallurese era poco più che un paesone ma aveva importanti valori ed un orgoglio forte che brilla ancora nel sangue di questa città, così un lunghissimo corteo accompagno il feretro all’isola bianca per fare rientro nella sua San Sepolcro.
Una pagina funesta per la storia della società bianca e per tutta la città di Olbia ed è per questo che tutti gli sportivi, le istituzioni e l’Olbia Calcio, hanno il dovere di ricordare e raccontare a tutti i giovani la storia di Bruno Nespoli morto per difendere la sua maglia bianca.
































