ARZACHENA. Un pubblico molto numeroso e interessato ha partecipato al convegno “La civiltà degli stazzi” organizzato presso il museo civico Michele Ruzittu di Arzachena.
L’evento, realizzato dall’associazione culturale Liberamente Me, rientra tra gli appuntamenti di “Open Your Mine”, un’iniziativa del Parco Geominerario della Sardegna, per la prima volta ospitata nel centro smeraldino.
Il convegno, patrocinato dal comune di Arzachena e promosso dall’Assessorato alla Cultura guidato da Valentina Geromino, è stato introdotto dalla proiezione del documentario “Il granito della Gallura” del Parco Geominerario.
Presenti in qualità di relatori il professore Quintino Mossa, il parroco emerito di Arzachena don Francesco Cossu, la docente Pieranna Mutzu, il giovane studioso di poesia gallurese Fabio Matzau, il fondatore dell’associazione culturale San Giovanni Battista Gianni Filigheddu e gli attori teatrali Adriano Pinducciu e Maddalena Inzaina.
Si è dibattuto sulla nascita, lo sviluppo, le tradizioni e la fine del mondo degli stazzi, che hanno identificato il legame indissolubile e identitario con il territorio gallurese.
Un’economia comunitaria quella della civiltà degli stazzi, basata su agricoltura e pastorizia, dove strettissimi erano i rapporti fra le famiglie, meno aggressivo, rispetto ad altre zone della Sardegna, l’atteggiamento nei confronti dei forestieri.
In Gallura di fatto la proprietà privata arrivò cento anni prima dell’editto delle chiudende, la norma del Regno di Sardegna che nel 1820 consentì di chiudere i terreni non soggetti a servitù di pascolo, decretando la nascita della proprietà privata.
La cultura e l’economia gallurese erano infatti basate sullo stazzo, riferimento e proprietà di ogni famiglia. L’editto delle chiudende di fatto formalizzò un uso e una tradizione già consolidata.
La religione contribuì in maniera determinante a creare la cultura dell’ospitalità. “I preti hanno inventato il vangelo gallurese apocrifo – ha affermato nel suo intervento Don Francesco Cossu -. Gesù infatti insegna l’ospitalità a tutti, anche a mendicanti e delinquenti, e questo è ciò che è avvenuto anche in Gallura nel tempo degli stazzi”.
Fondamentale anche lo sviluppo dell’istruzione pubblica, raccontato dalla docente Pieranna Mutzu nel suo romanzo “Tando si chi…”, che permise di migliorare le sorti e le prospettive delle famiglie galluresi.
Durante la serata è stato possibile visitare la mostra fotografica di Giuseppe Contini “Il sentiero degli stazzi”, che in trent’anni ha immortalato gran parte dei tipici insediamenti galluresi.
Il programma della manifestazione Open Your Mine si è sviluppato nel fine settimana anche con un trekking tra i graniti e una visita alla roccia del Fungo, uno dei simboli di Arzachena, e poi con un’escursione al parco avventura “La Contea di Rena”, un percorso outdoor tra i graniti con ferrata e ponte tibetano.
































