Olbia 9 novembre 2025 – Un viaggio nel tempo, dalle leggende greche ai portolani rinascimentali, per scoprire come l’uomo ha imparato a rappresentare il Mediterraneo. È quello proposto dall’archeologo Francesco Carrera durante l’incontro “Mare Nostrum. Il rapporto col mare attraverso i secoli”, organizzato al museo archeologico dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo e inserito nel Piano di Valorizzazione 2025 del Ministero della Cultura.
Nel suo intervento, Carrera ha intrecciato mitologia e scienza, mostrando come la cartografia sia nata dal bisogno di comprendere il mondo. Dalla “geografia eroica” dei Greci, con i viaggi di Ercole e degli Argonauti, fino ai primi tentativi di rappresentare la Terra di Anassimandro di Mileto, che disegnò un Mediterraneo al centro del mondo, circondato dall’oceano. Poi la svolta con Eratostene di Cirene, che calcolò la circonferenza terrestre, e Tolomeo, che con le sue carte anticipò la modernità.
Con Roma, il Mediterraneo divenne il “mare dei Romani” e la geografia si piegò al potere imperiale, mentre la tradizione cartografica greca si affievoliva. Furono poi gli studiosi arabi a recuperare gli studi di Tolomeo e a portare la geografia oltre i confini conosciuti.
Nel mondo islamico le carte si arricchirono di nuovi punti di vista: l’Egitto venne posto al centro del mondo conosciuto, a simboleggiare l’incontro tra oriente e occidente. Le rappresentazioni arabe, ribaltate rispetto alle nostre, ponevano il sud in alto e il nord in basso, cambiando radicalmente la prospettiva geografica e culturale. Al-Idrisi, al servizio del normanno Ruggero II di Sicilia, realizzò per la corte di Palermo un portolano di 76 carte, un’opera monumentale che univa saperi islamici e occidentali. In quelle mappe la Sardegna appare con nomi suggestivi: “Fayzanah” per Olbia, “Qastilah” per Cagliari e “Qalmarah” probabilmente per Castelsardo.
Con l’invenzione del timone a barra nacquero le carte nautiche moderne, capaci di indicare con precisione rotte e distanze. La Carta Pisana del 1275 e l’Atlante Catalano segnarono la storia della navigazione, mostrando la Sardegna con i suoi golfi, le rotte e i punti di ancoraggio. Nei secoli successivi Fra Mauro rappresentò l’isola con sorprendente fedeltà, mentre Piri Reis nel XVI secolo la disegnò perfetta. C’erano anche Olbia con le mura e il suo golfo, Tavolara e Molara (foto in basso).
Nel Cinquecento le carte raggiunsero l’aspetto che conosciamo oggi. Tra le più note, quelle di Abramo Ortelio (foto di copertina) dove comparve per la prima volta l’errore che separava Terranova da Olbia, destinato a essere copiato per secoli.
La seconda parte dell’incontro al museo archeologico ha visto protagonista l’archeologo Daniele Carta che ha illustrato l’evoluzione della difesa costiera del Regno di Sardegna tra il XVI e il XVIII secolo. Dalle fortificazioni di Cagliari e Alghero al sistema delle torri costiere istituito nel 1587, fino alle difese mobili sul mare.
In chiusura, il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, ha proposto a Carrera di “mettere insieme tutte queste carte in una pubblicazione per i bambini, così da far conoscere loro la storia del Mediterraneo attraverso le mappe”. Un’idea che potrebbe restituire alla cartografia la sua funzione più autentica: quella di guidare, unire e raccontare i viaggi dell’uomo nel mare del tempo.


































