Olbia 6 novembre 2025 – Cento anni fa, nel 1925, a Roma nasceva Editta Castaldi. L’archeologa, scomparsa nel 2019, legò il suo nome a scoperte fondamentali per la conoscenza dell’età nuragica.
Negli anni Sessanta lavorò anche in Pakistan, dove partecipò a importanti campagne di scavo. Era una donna avanti rispetto al suo tempo, capace di unire metodo e intuizione, rigore e sensibilità. “Editta Castaldi ha segnato alcune delle pagine più importanti dell’archeologia della Sardegna, e della Gallura in particolare – spiega l’archeologa Paola Mancini –. Ha scavato la tomba di giganti di Su Monte ‘e s’Abe ma anche alcune delle più belle tombe di Arzachena e il santuario di Biriai a Oliena. Di lei si parla poco, ma è stata un’antesignana e un modello per tutte le archeologhe come me, donne che hanno a cuore non solo la ricerca ma anche la professionalità”.
La tomba “Su Monte ‘e s’Abe”, risalente all’età nuragica e l’unica visitabile nel territorio olbiese, è una delle più grandi di tutta l’Isola. “Fu restaurata e pubblicata con metodo esemplare da Editta Castaldi – dichiara Mancini –. Il suo lavoro resta un vero manuale”.
Le immagini d’archivio la ritraggono durante le campagne di scavo. “Era una che si sporcava le mani. Viveva lo scavo in prima persona, descrivendo minuziosamente ogni dettaglio e mettendolo in relazione con i contesti precedenti. Si percepisce, nei suoi scritti, la passione di chi osserva, interpreta e collega, rendendo il reperto parte di una storia più ampia. Ogni scavo era per lei un’esperienza vissuta, un atto di conoscenza e rispetto verso il passato”.
Con la sua visione e il suo impegno, Editta Castaldi ha consegnato alla Sardegna e all’archeologia italiana un patrimonio di conoscenza e metodo che continua a ispirare. “Ha saputo unire la persona e la professionista – sottolinea Paola Mancini – fondendo passione e competenza in un equilibrio che ancora oggi rappresenta un esempio per tutti noi”.
































