OLBIA 22 luglio 2025 – Infanzia e morte, favola e ferocia, mito e storia. Nel cinema di Sergio Leone convivono gli opposti in un equilibrio perfetto che Filippo Pace analizza nel suo nuovo saggio “Sergio Leone: mito e poesia“, pubblicato da Condaghes. Un’opera che svela la geografia profonda del regista romano.
Il libro, con prefazione di Aldo Maria Morace, si presenta come un viaggio intimo nella filmografia leoniana. Filippo Pace, dottore di ricerca in letteratura italiana e docente di Lettere presso il liceo scientifico Mossa di Olbia, analizza come nel cinema di Sergio Leone convivano elementi apparentemente inconciliabili: l’infanzia e la morte, la favola e la ferocia, il mito e la Storia.
L’autore ricostruisce quella che definisce “la geografia profonda” del cinema del regista romano. “Un’opera critica originale che restituisce al cinema leoniano la sua dimensione più inquieta e poetica” si legge nella presentazione del volume.
Il saggio rappresenta anche un tributo personale e struggente: Pace lo ha dedicato al padre Nunzio, recentemente scomparso e figura di spicco nel panorama culturale e politico gallurese. L’opera si configura come lettura tematica, proposta interpretativa e meditazione esistenziale al tempo stesso. Un approccio che restituisce al cinema di Leone quella “violenza del mito coniugata con l’elegia dell’innocenza” che ne ha fatto un autore unico nel panorama cinematografico internazionale.
Filippo Pace, già autore di diversi romanzi tra cui “Raccontami ancora quell’ultima estate” – finalista al premio Letterario Internazionale Città di Sassari – e del saggio “Il romanzo esistenzialista del Secondo Novecento italiano”, adottato dalle università europee e statunitensi, conferma la sua versatilità spostandosi con profondità analitica dal campo letterario a quello cinematografico.
































