Un sacrilegio che ferisce nel profondo la comunità cristiana di Olbia. La chiesa ortodossa di San Paolo, nel cuore del centro cittadino, è stata violata da un vandalo che ha preso di mira i simboli più sacri della fede, deturpando l’icona del Cristo e distruggendo il candelabro rituale.
L’effrazione è avvenuta nel cuore della notte. Il portone della chiesa, come sempre chiuso a chiave, non ha fermato l’intruso che si è introdotto dopo averlo divelto con la forza. Una volta all’interno, il vandalo ha compiuto il suo gesto sacrilego concentrandosi sui simboli religiosi più significativi.
La fortuna, però, ha girato le spalle al responsabile. Durante l’intrusione, l’uomo ha maldestramente perso il cellulare, lasciando nelle mani dei Carabinieri di Olbia un elemento prezioso per le indagini. Gli investigatori dell’Arma avranno così la concreta possibilità di risalire all’autore del gesto grazie al dispositivo mobile rinvenuto sul luogo del crimine.
Non solo il telefono: il vandalo ha lasciato tracce evidenti del suo passaggio. Le impronte dei piedi sull’olio fuoriuscito dal candelabro e caduto sul pavimento rappresentano un secondo elemento investigativo che potrebbe rivelarsi decisivo per l’identificazione del responsabile.
La scoperta del gesto sacrilego ha profondamente colpito don Gianni Satta che ha immediatamente allertato i referenti del culto ortodosso locale. “Sono profondamente colpito da questo atto vandalico mirato alla figura del Cristo”, ha commentato amaramente il sacerdote, evidenziando la particolare gravità del gesto.
Il timing dell’effrazione aggiunge ulteriore amarezza all’episodio. “Ancora di più perché oggi è giornata di Pentecoste. In questo girono, nella nascita della Chiesa, della comunità credente, la Primaziale parrocchia di San Paolo esprime la condivisione, nella preghiera di lode e di intercessione al Signore Risorto che emette il Suo Spirito, per la violazione della Chiesa di Santa Croce, offerta alla comunità ortodossa che fa riferimento al Patriarcato di Mosca” ha dichiarato don Satta, collegando l’atto vandalico a una possibile matrice antireligiosa.
“Il gesto evidentemente anticristiano insieme all’incredulità per la viltà d’altra parte ha suscitato sentimenti di pietà, di fortezza, di pace del Signore verso ogni uomo che libera l’uomo da ogni pulsione di vendetta e di morte”, ha concluso il sacerdote, interpretando il gesto non come un semplice atto vandalico ma come un attacco mirato ai simboli della fede cristiana.
































