Nel nord Sardegna i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura vivono un’emergenza senza precedenti che mette a rischio la salute mentale di migliaia di cittadini.
La situazione è drammatica su tutti i fronti. Olbia ha dovuto chiudere temporaneamente il reparto per emergenza, senza alcun preavviso alla cittadinanza né confronto con le organizzazioni sindacali. Sassari conta appena 16 posti letto che risultano costantemente occupati, creando liste d’attesa impossibili per chi vive momenti di crisi acuta. Nuoro e Oristano completano il quadro nero con strutture al completo e posti letto ridotti all’osso.
La FP Cgil alza la voce contro quella che definisce una gestione improvvisata dell’emergenza. “Scelte così drastiche come la chiusura temporanea di Olbia devono essere preventivamente condivise” denuncia il sindacato che critica l’assenza totale di comunicazione verso cittadini e lavoratori.
Il 6 giugno è previsto un incontro con il commissario, ma all’ordine del giorno non figura la questione SPDC. Una data che potrebbe rappresentare l’ultima occasione per trovare soluzioni concrete a un’emergenza che non può più attendere.
I numeri parlano chiaro: il nord Sardegna sta vivendo una crisi della sanità mentale pubblica che colpisce i più fragili. Mentre i reparti chiudono o traboccano, migliaia di persone rischiano di rimanere senza assistenza proprio nel momento del maggiore bisogno.
































