OLBIA. Un sistema aperto, più flessibile e capace di rispondere davvero alle esigenze dei sardi. È il cuore della proposta avanzata da Andrea Giuricin, economista dei trasporti dell’università Milano-Bicocca, autore dello studio commissionato da Confapi Sardegna e presentato alla stampa all’aeroporto di Olbia. L’analisi prende spunto dal modello spagnolo delle Baleari, dove la continuità territoriale si basa su un’estesa rete di collegamenti e una scontistica efficace per i residenti.
“Oggi è un sistema bloccato – ha spiegato Giuricin –. Le Baleari e le Canarie hanno lo stesso numero di aeroporti della Sardegna ma molti più passeggeri perché collegano ogni punto dell’arcipelago a tutta la Spagna”. Il confronto è netto: nel 2023 la Sardegna ha registrato 9,6 milioni di passeggeri, contro i 44,1 delle Baleari e i 48,4 delle Canarie.
Il modello alternativo, secondo Giuricin, avrebbe un effetto moltiplicatore: “Un sistema aperto genererebbe fino a 2 milioni di passeggeri in più all’anno, di cui 700mila residenti. I residenti avrebbero una scontistica al 75 per cento sul biglietto e questo creerebbe un nuovo traffico. Più concorrenza, più offerta e prezzi più bassi”.
Una riforma, quindi, non solo utile ma necessaria: “Non avrebbe senso avere una scontistica che vale solo per Roma e Milano. Se uno ha bisogno di andare a Venezia o Perugia perché non deve poter usufruire dello stesso beneficio?” Giuricin ha inoltre sottolineato come non sia sufficiente intervenire sul trasporto aereo: “Serve una rete ferroviaria più efficiente e interconnessa. Il treno può diventare una spina dorsale ma deve integrarsi con autobus, minibus e altri servizi. Solo così si sviluppa tutto il territorio, non solo le zone già attrattive”.
L’incontro con giornalisti è stato introdotto dal presidente di Confapi Sardegna, Giorgio Delpiano, che ha posto l’accento sull’arretratezza del sistema isolano: “Nuoro è l’unico capoluogo d’Italia non collegato con la ferrovia. In settant’anni la rete sarda non è cambiata, è obsoleta”. Ha ricordato anche che “il mercato è profondamente diverso rispetto a venticinque anni fa: le compagnie low cost stanno spopolando ma manca la disponibilità di aerei”.
Sul piano regionale, Barbara Manca, assessora ai Trasporti, ha precisato che i due approcci non si escludono a vicenda: “I due modelli non sono assolutamente in contrasto. Ovviamente non c’è una ricetta pronta perché sono diversi gli ingredienti alla base su diversi contesti. Ad oggi, gli aiuti sociali sono un rimborso del 25 per cento sull’acquisto di biglietti, esclusa la continuità territoriale, ma è uno strumento con delle potenzialità. Va supportato con maggiore energia nella riorganizzazione della sua struttura”.
Manca ha evidenziato anche una differenza normativa fondamentale con la Spagna: “Da loro si tratta di uno sconto diretto, da noi un rimborso. Non perché ci piacciano i rimborsi ma perché manca un decreto che obblighi le compagnie a modificare i loro sistemi di vendita. In Spagna esiste, da noi no”.
A livello operativo, Silvio Pippobello, amministratore delegato di Geasar, ha sollevato una questione di capacità: “Dobbiamo innanzitutto sapere se le nostre strutture sono adeguate ai passeggeri e se il traffico si può spalmare durante l’anno”.
Sulla stessa linea, Stefano Spada, segretario particolare del Gabinetto del vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni, ha parlato di un diritto negato: “Mi sorprende che nel 2025 ci troviamo con una mobilità ridotta che blocca le potenzialità che abbiamo. Non dimentichiamoci del trasporto marittimo: arrivare in Sardegna non è facile nel periodo estivo con i costi esagerati e nemmeno d’inverno”.
Roberto Li Gioi, consigliere regionale del M5s, ha posto l’attenzione sulla necessità di pianificazione: “Appuntamenti come questi sono fondamentali. Con congruo anticipo si possono individuare le criticità. Al centro bisogna mettere sempre il cittadino sardo”.
Il confronto ha toccato anche il piano nazionale. Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della IX Commissione Trasporti, ha criticato l’assenza di programmazione: “È un vizio italiano: finché le cose funzionano non pianifichiamo. Le ferrovie sono molto antiche, e non solo quelle sarde”.
Chiaro anche il messaggio del sindaco di Olbia, Settimo Nizzi: “Mi rivolgo alla politica nazionale: dovete mettere i soldi. Se lo fa la Spagna, perché continuiamo a dire che l’Europa non vuole? Non è vero”.
Dallo studio e dagli interventi emerge una direzione condivisa: superare i limiti del sistema attuale richiede una riforma strutturale, investimenti mirati e una visione integrata del trasporto. Una Sardegna connessa non è più solo un obiettivo ma una necessità.


































