OLBIA. “Siamo ostaggio della paura dallo scorso gennaio”. Una famiglia residente nella parte bassa di viale Aldo Moro racconta di essere vittima di continue incursioni da parte dello stesso giovane che nei giorni scorsi ha aggredito e colpito con un pugno al volto un 69enne davanti al portone di casa.
La coppia, con due figli di 7 e 14 anni, ha acquistato l’appartamento all’inizio dell’anno. “Pensavamo la zona fosse tranquilla – dice la donna -, invece è iniziato l’incubo. Il signore aggredito è sceso dal suo appartamento per difenderci perché il ragazzo voleva entrare a casa nostra”.
Secondo il racconto della famiglia, il giovane, residente nel condominio accanto, sarebbe ossessionato da una donna che in passato viveva nella loro abitazione e non accetterebbe il cambiamento. “È convinto che ci sia ancora lei e se la prende con noi”.
Gli episodi sarebbero molteplici. “Una volta ha dato uno schiaffo a mio marito – racconta la donna -. In un’altra occasione ha sfondato la porta di casa ed è entrato mentre eravamo dentro con i bambini”. La signora riferisce anche di essere stata insultata più volte: “Quando mi vede mi chiama con appellativi pesanti e offensivi e mi dice ‘Ti ammazzo’. Non sappiamo più come fare e abbiamo già presentato diverse denunce alle forze dell’ordine. I nostri figli hanno paura e non dormono sereni.
Abbiamo provveduto a installare un portone blindato e vorremmo mettere anche le inferriate alle finestre ma costano e noi siamo operai. Dobbiamo sostenere spese importanti per il nostro bambino più piccolo, costretto a viaggiare regolarmente fuori dalla Sardegna per ricevere cure specialistiche, e questa situazione rende ancora più difficile pensare di investire in ulteriori misure di sicurezza per la casa”.
Il giovane, fermato nei giorni scorsi dalla Polizia di Stato dopo l’aggressione ai danni del 69enne, si troverebbe attualmente ricoverato in una struttura. Nonostante questo, la famiglia continua a temere nuove aggressioni. “Abbiamo paura che possa tornare. Viviamo barricati in casa e neanche qui ci sentiamo al sicuro. Da tre mesi a questa parte – concludono marito e moglie – questa non è più vita”.
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