OLBIA. Dopo circa un mese dalla conclusione delle elezioni regionali che hanno sancito la vittoria della presidente Alessandra Todde, il candidato della DC Rotondi Pietro Pinna, accusato di essersi reso protagonista di una campagna elettorale sessista a causa di alcuni contenuti vocali circolati sulla rete e diventati inevitabilmente virali, ha inviato una lunga lettera in cui difende il suo operato.
“Mi preme esternare il mio pensiero – scrive Pinna – in maniera dolorosa e quantomai sincera su quanto è stato oggetto di mistificazione dell’onore e della rispettabilità della mia persona. L’idea di aderire ad un progetto politico serio e destinato a “mettersi in gioco” per il bene della nostra amata isola è stato preso con serietà ed impegno, cercando di ascoltare e trasmettere la voglia di convincere il cittadino sardo ad essere votato per un impegno serio ed intransigente. Durante questa nuova esperienza devo ammettere di avere avuto l’avvicinamento di persone a me sconosciute che, probabilmente per mia totale buona fede, sono apparse amiche e vicine al progetto. Proprio in tale contesto si è sviluppato ed ha avuto origine il vocale addirittura giudicato “choc” da parte della stampa e di ogni parte politica”.
Pinna, che al termine delle elezioni ha incassato in totale 27 voti, sostiene di essere rimasto incredulo e prende le distanze dai quei vocali fatti girare in campagna elettorale: “Devo dire che inizialmente, leggendo il mio nome ed il contenuto del vocale in alcuni articoli che mi venivano inviati, ho pensato di essere stato oggetto di uno scherzo da parte di qualche amico; ho pensato che quella imitazione in stile “Cetto La Qualunque” che mi venne richiesta di inviare da parte di un amico (pensando fosse tale) fosse stata poi oggetto di un montaggio per riderci su. E invece no! Improvvisamente, pur non essendo mai andato ad alcun comizio politico o incontro programmato facendo portare santini elettorali da donne leopardate, mi sono ritrovato, in un attimo, ad essere mio malgrado, giudicato; condannato; oggetto di feroci insulti. Non solo, in tale frangente così delicato per le sorti politiche della nostra Regione, sono stato usato in maniera machiavellica per il fine personale da raggiungere da parte di ogni parte politica”.
Quell’audio, dunque, era una semplice imitazione e per giunta realizzata su richiesta specifica da parte di un “amico” che poi l’ha fatto girare.
“L’aspetto maggiormente inquietante di tutta la vicenda – prosegue Pietro Pinna – è che non è stato quello di comprendere se un candidato ha realmente portato con sé fantomatiche donne leopardate e se abbia pertanto realmente usato il corpo femminile ad uso e consumo di scopi personali e beceri, ma lo si è bovinamente ed acriticamente voluto far girare senza controllo nei social, facendo rimbalzare la notizia sulle varie testate con uno sterile “copia/incolla” di un audio subito definito “choc” che ha attribuito azioni mai fatte e compiute a chi in realtà, nella vita quotidiana, è semplicemente persona per bene e uomo che ama scherzare sugli usi e costumi del Paese, anche scimmiottando tra amici un noto personaggio comico”.
La lettera di Pinna prosegue: “Vorrei aggiungere che l’esperienza politica appena terminata mi ha fatto comprendere come il candidato che ho sostenuto (Paolo Truzzu, ndr), oltre a rifiutare qualsiasi tipo di contatto telefonico (così togliendo ogni tipo di dignità a chi invece ci ha messo la faccia il tempo ed il proprio denaro per sostenerlo), abbia frettolosamente giudicato, proprio per non perdere il proprio obiettivo, senza considerare che probabilmente, la difesa del proprio candidato e l’onestà intellettuale verso gli elettori sarebbe stata sicuramente maggiormente apprezzata (a questo punto posso solo aggiungere che per i sardi è stato meglio così!).
Tengo a rimarcare, nonostante lo abbia più volte fatto, che il sottoscritto ha sempre rispettato le donne in maniera assoluta ed intransigente e che di questo ne può essere testimone il mio vissuto personale e le tante espressioni di solidarietà che ho ricevuto proprio dalle tante amiche che migliorano la mia vita quotidianamente. Assolutamente rammaricato, sia per come nella società odierna si diano per vere anche cose mai accadute usandole ad uso e consumo del momento storico e politico aderente alle esigenze di terze persone e sia per come la mia vita quotidiana è cambiata al solo fine di soddisfare altre esigenze ricorrendo senza mezze misure ad usare la mia persona senza comprendere quali conseguenze si possano poi subire e quali danni si possono creare senza alcun motivo”.
e conclude: “Spero che questo sfogo venga pubblicato e questa riflessione possa essere da monito per tutti, non escludendo che la mia dignità e le esternazioni gratuite verranno poste al vaglio delle competenti autorità“.
firmato Pietro Comandante Pinna
































