OLBIA. Signore e signori, la risata è servita. Si potrebbe cominciare così – con uno slogan che dia l’idea di come si possa iniettare buonumore con un piacevole racconto a due (anzi, tre) voci, declinato in due dialetti simili, ma non uguali. E il clima natalizio è diventato una sorta di effetto speciale che attribuisce valore aggiunto a “Sos Bighinas”, una pièce che per due ore distende l’anima, e stupisce anche quando meno te l’aspetti.
Gli applausi – scroscianti nel finale, generosi durante la rappresentazione – li meritano tutti, Giusy Deiana e Stefania Saba, due vicine di casa che potrebbero essere tranquillamente le “nostre” vicine di casa. Due comari, che utilizzano i giusti tempi teatrali per snocciolare, in un dialogo fitto fitto, le battute e gli intercalari delle due parlate.
Non è banale il distinguo dei valori che contano nella vita di ciascuna di loro. Il confronto-scontro avviene in limba: da una parte lo slang olbiese, o il terranovese, che tutti sanno essere la variante nostrana – meno ruvida, più musicale – del logudorese; dall’altra il buddusoino, vale a dire la rappresentanza della comunità più numerosa presente nella maggiore città della Gallura. I puristi potrebbero osservare con pignoleria che c’è qualche imprecisione (per esempio: San Simplicio come si traduce?). Ma si ride, si ride. Molto e volentieri.
E, accanto alla risata più genuina, c’è anche un sano stupore: quello che riguarda le capacità interpretative delle due “bighine”, semi autodidatte e perciò ancora più brave anche nella stesura dei dialoghi incalzanti, sul canovaccio che porta la firma di Stefania Saba.
Il confronto tra due realtà (si potrebbe anche dire civiltà) diverse ma complementari (risale a molti decenni lo strettissimo rapporto, che dura ancor oggi, tra la comunità olbiese e quella buddusoina) è il tema dominante della narrazione.
Sisinnia (made in Buddusò) sottolinea, anzi ostenta, con orgoglio il valore della proprietà: il numero delle “tanche” possedute, e tutto ciò che ruota attorno all’economia del paese, notoriamente florida. Juanna invece tenta di nascondere qualche carenza sul piano economico-finanziario, e lo fa concentrando la sua attenzione su altri temi e il suo amore verso la famiglia.
A proposito di famiglia, a un certo punto irrompe sulla scena (lo stupore fa capolino anche in questo momento) la sorella di Giovanna (interpretata dalla stessa Giusy Deiana), che appare molto ma molto diversa dal modo in cui era stata descritta.
Lo stupore aumenta quando il dialetto terranovese si trasforma radicalmente: dall’olbiese all’emiliano il passo non è breve ma Giusy dimostra il contrario. Insomma, la risata è servita. E servirà ancora, visto che le simpatiche e irriverenti “bighinas” sono attese da una serie di altri appuntamenti in Gallura, e non solo. Ridere e soprattutto far ridere non è facile. Però fa bene. prossima replica a Buddusò il 29 dicembre.

































