OLBIA. Sono usciti dalle loro classi e, armati di microfono, amplificatore e cartelli, hanno sfilato in corteo dalla succursale di via Veronese fino a via Nanni. Obiettivo della singolare protesta dei giovanissimi studenti: incontrare il preside per raccontargli il disagio che vivono quotidianamente. Davanti alla scuola media Ettore Pais il dirigente Vito Gnazzo, chiamato al microfono dal gruppo di protesta, non si è sottratto al confronto.
Gli argomenti che i giovani studenti, tutti minorenni, hanno evidenziato al dirigente riguardano una serie di problemi strutturali ma anche organizzativi: strumenti del corso musicale mal ridotti, WiFi a singhiozzo che obbligherebbe gli insegnanti a usare i loro telefonini, fotocopiatrici e stampanti che non funzionano e persino la mancanza di una casetta di pronto soccorso.
Ma in particolare hanno sostenuto una “disparità di trattamento rispetto ai colleghi della centrale. Tra noi ci sono alunni del corso musicale che sono costretti a suonare in uno stanzino piccolissimo, pieno di banchi accatastati, dove non si può neanche aprire la finestra perché la tapparella è rotta. Al suo interno ci ritroviamo in 25, compresi gli insegnanti, chiusi dentro uno spazio angusto perché, giustamente, non possiamo disturbare chi fa lezione in quel momento. Per non parlare degli strumenti che cadono a pezzi”.
I ragazzi, alla fine della protesta, dopo aver parlato con il preside che li ha invitati ripetutamente a rientrare subito in classe, sono ritornati nel proprio istituito definendosi “non soddisfatti dell’incontro“.
Prima di lasciare il presidio, però, alcune alunne hanno rivelato di sentirsi “vittime di una vera e propria ritorsione. A noi ragazze – hanno raccontato – ci costringono a fare ricreazione sedute al banco perché siamo state messe in punizione per via di scritte ingiuriose trovate nei bagni femminili. I ragazzi possono fare ricreazione normalmente mentre noi no. Attribuiscono alle studentesse la paternità di aver scritto frasi pesanti nei confronti di studenti e insegnanti. Siamo in punizione fino a Natale – hanno affermato le manifestanti – e se non salteranno i nomi dei responsabili, come ha detto il preside, la punizione sarà estesa fino alla fine dell’anno”.

































