PORTO CERVO. Oltre due ore di concerto che ieri sera hanno deliziato ed emozionato il pubblico. Roberto Vecchioni ha sfidato anche il vento di maestrale, che soffia in maniera impetuosa da giorni, e ha portato in scena “L’infinito”, uno spettacolo tratto dal suo ultimo album, che unisce canzoni, immagini e poesia.
Il professore ha aperto la serata declamando una poesia del poeta turco Nazim Hikmet, citato anche in uno dei suoi più grandi successi, “Sogna ragazzo sogna”. “T’insegnerò a volare” è invece dedicata ad Alex Zanardi e alla sua passione per la vita.
Il cantautore e poeta milanese ha interagito con il pubblico tra una canzone e l’altra, ribadendo il suo stretto legame con la Sardegna. Vecchioni è infatti cittadino onorario di Mamoiada e tante volte ha suonato nell’Isola, soprattutto nei paesi dell’interno, lontani dai ritmi patinati e ovattati del turismo.
“Ho conosciuto la Sardegna nel 1961, appena maggiorenne, percorrendola da ovest a est con una 1100 scassata quando il turismo non c’era – ha detto Vecchioni –. Era tutto brullo e meraviglioso. Quest’isola è una terra meravigliosamente vera che mi è rimasta nel cuore, ricca di persone importanti e piene di coraggio”.
La platea compassata della capitale della Costa Smeralda si è emozionata con i maggiori successi del professore, da “El bandolero stanco” a “Voglio una donna” e “Chiamami ancora amore”, vincitrice dell’edizione 2011 del Festival di Sanremo.
“Eschilo diceva che si impara soffrendo – ha dichiarato Vecchioni salutando il pubblico -. Io vi auguro tramite la sofferenza di arrivare alla felicità”. Nel bis conclusione immancabile con “Luci a San Siro” e “Samarcanda”, cantata dall’intera piazzetta di Porto Cervo.
































