Nel mio precedente intervento su Olbianova, a proposito del voto in Consiglio Comunale sull’osservazione al PUC dei molluschicoltori per Sa Marinedda, ho voluto sottolineato una stranezza, che subito mi era nata spontanea.
I consiglieri di opposizione, zoccolo duro della futura Grande Coalizione che vede in Augusto Navone il proprio leader, hanno votato in modo deciso contro lo schema urbanistico del PUC, che però è lo stesso modello proposto dal dott.
Navone, nella veste di consulente per il comparto della mitilicoltura nel Piano Regolatore del Porto di Olbia. In questo voto, durante il quale nessuno ha fatta menzione della strana coincidenza, ho intravisto un’anomalia politica, non tanto per l’argomento, quanto per il tono usato dai consiglieri nelle dichiarazioni.
Mi è parso evidente che o il leader non comunica con i consiglieri oppure questi hanno voluto inviargli segnali premonitori poco rassicuranti. Numerosi cittadini a riguardo hanno commentato la vicenda, soprattutto per capire se la culla della nascitura coalizione, pur assistita da una folta schiera di levatrici, abbia iniziato scricchiolare già prima del lieto evento. Un chiarimento giunge dal dott.
Navone, che però non affronta il problema, anzi lo evita capziosamente, impegnato più a salvaguardare la propria immagine che a imprimere spessore politico all’argomento molluschicoltori, di sicuro però non rivolge nemmeno uno sguardo ai consiglieri, “manco di striscio” come direbbero i più giovani.
Viene invece sottolineato, con una certa eleganza, che l’incarico avuto non nasce per ascendenze politiche o di parentela, ma solo per meriti propri, una cosa che gli olbiesi sanno bene. Ho avuto modo in questi anni di apprezzare l’impegno che il direttore dell’AMP di Tavolara ha profuso per la crescita dell’Ente, un Istituto praticamente nato con lui, che via via ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Anche in tema di comunicazione e di divulgazione l’attività è stata lodevole: il Manuale di TavolaraLab ad esempio è un testo di innegabile livello scientifico.
Amministrare la Città, però, è altra cosa, si tratta di affrontare i problemi di ogni giorno lontano dagli slogan mediatici, guardando il cittadino direttamente negli occhi, ad altezza d’uomo, come si dice comunemente, un modus questo che non a tutti viene spontaneo. Sulla gestione del Consiglio Comunale da parte mia, che il dott. Navone ha voluta evidenziare, è opportuno fare qualche considerazione meno frettolosa, tralasciando la narrazione di colore.
Intanto per me è motivo d’onore aver presieduto un’assise così importante che finora ha prodotto oltre 800 deliberazioni e, aggiungerei, con la soddisfazione di averlo fatto senza mai ricorrere alla scappatoia delle seconde convocazioni. Nel ruolo di presidente ho sempre tenuto a mente un principio invalicabile che regola le attività di ogni assemblea: tutelare con particolare attenzione non tanto le prerogative del singolo consigliere, quanto l’integrità dell’istituzione da incursioni che si rivelassero ad essa non pertinenti.
Può capitare infatti di trovarsi dinanzi ad atti o comportamenti che ragionevolmente non lasciano dubbio sulle reali intenzioni del proponente: innescare una reazione provocatoria, al solo scopo di ricavare un ritorno propagandistico. In tal caso il presidente, appunto, dovrà tenere presente che il suo eventuale provvedimento sarebbe esso stesso strumento della tendenziosa finalità ricercata. Ricordo a tal proposito il caso della mozione giunta in Consiglio con l’intento dichiarato di ottenere un deliberato di indirizzo verso il dirigente di settore, riguardo all’interpretazione della normativa sul rilascio delle concessioni demaniali.
Nonostante i ripetuti inviti a considerare la palese illegittimità dell’atto, sottolineata dal non eludibile principio di separazione fra funzione politica e funzione gestionale, la risposta del proponente è stata di totale chiusura, un provocatorio rifiuto insomma con evidente intento di far precipitare l’aula nella baraonda architettata.
Prestarsi a un simile gioco, non mi pare un buon esempio di democrazia.
Giampiero Mura
































