“Quella mattina è stato un caso che Tony sia uscito di casa da solo. Di solito accompagnava sempre il bambino a scuola. Il piccolo, invece, stava male e ho preferito non farlo uscire”. Così è iniziata la deposizione, a sorpresa, della compagna di Tony Cozzolino, Magdalena Murawska, 49 anni, la quale, contrariamente a quanto aveva comunicato ai giudici, si è presentata in Corte d’Assise a Sassari, dove si sta celebrando il processo per l’omicidio del marito, morto nel marzo scorso a seguito delle bruciature causate dal presunto assassino Davide Iannelli.
“Le vicine di casa sono venute da me a dirmi che c’era un uomo avvolto dalle fiamme che sembrava mio marito. Non può essere lui, è uscito prima, ho pensato. Poi, quando mi sono recata sul posto, l’ho visto. È stato uno shock”.
Il racconto della compagna di Cozzolino, difesa dall’avvocato Giampaolo Murrighile, interrotto da continui pianti, è lucido e cronologico. La donna ripercorre gli attimi della tragica aggressione ma parla anche del rapporto inquinato da mille dispetti tra Iannelli e la sua famiglia. “La sera prima, Tony mi aveva detto che Davide lo aveva minacciato dicendogli che lo avrebbe ammazzato. Tony l’ha presa come una delle solite uscite di Iannelli e non gli ha dato troppa importanza”. Nei fatti, però, quella minaccia si è rivelata profetica.
Magdalena ha raccontato, dal suo punto di vista, come Davide Iannelli si comportava non solo con la sua famiglia, ma anche nei confronti dell’intero condominio. “Buttava la spazzatura dalla sua finestra, spegneva le cicche sulle scale, sporcava gli spazi comuni e una volta si era persino abbassato i pantaloni davanti a me, mostrandomi i genitali. Si comportava così”.
Nel corso dell’udienza, per evitare che la donna subisse gli sguardi dell’imputato, il presidente della Corte, Massimo Zaniboni, ha fatto collocare nel mezzo dell’aula una parete mobile e con questo stratagemma il suo racconto è potuto proseguire. “Da allora sto male. Ho subito un trauma depressivo e per questo motivo sono in cura. Così come lo è anche mio figlio. A lui, però, non ho detto che il padre è stato ucciso. Gli ho raccontato che il babbo è in cielo perché si è fermato il cuoricino. Per dirgli la verità devo aspettare che stia meglio e che abbia la forza di affrontarla. E pensare che con Tony volevamo sposarci. Avevamo progettato di andare in Polonia a dicembre. Mi manca tanto. È durissima andare avanti”.
La prossima udienza è fissata per il 13 febbraio. Quel giorno si entrerà in una nuova fase processuale perché andrà alla sbarra dei testimoni il presunto omicida Davide Iannelli, difeso dagli avvocati Abele e Cristina Cherchi.
































