OLBIA. Il progetto Enerclima 2050, pensato per Olbia e i comuni che vorranno farne parte, nasce dall’idea di assicurare al territorio la piena autonomia energetica in linea con la crescita della città. L’azienda costituita nel dicembre del 2019 da Vittorio Marzano, presidente e proprietario di Fiamma 2000 S.p.A., sorgerà nei pressi della rotatoria del Cipnes nel lato opposto rispetto al porto industriale di Cocciani, sempre che superi le forche caudine delle decine di autorizzazioni necessarie.
Sarà in questo sito, battezzato “distretto dell’energia”, collegato con una condotta nel corso della prima fase operativa, che la Enerclima 2050 verrà rifornita di gas liquido dalle navi metaniere che arriveranno dal porto industriale. Ovviamente si tratta di un progetto per la cui realizzazione esistono vincoli di natura ambientale tutt’altro che semplici da superare. Intanto la nuova azienda di Marzano e BB Energy Trading Ltd, con un 5% dell’ingegnere progettista, Antonio Nicotra, ha avviato le procedure per le autorizzazioni a cominciare dalla VIA (Valutazione di impatto ambientale) presso il Ministero della Transizione Ecologica.
Il tutto mentre l’Italia cerca di trovare fonti alternative al gas degli oligarchi russi di Putin. A questo proposito, e con la fretta tipica di chi vuole svincolarsi “ieri” dalle spire dell’ex repubblica sovietica, il Governo annuncia random le cose che pensa di fare.
Un giorno accenna alla ripartenza delle miniere di carbone (che però producono numeri irrisori rispetto al fabbisogno energetico dell’Isola) e la mattina seguente dà l’ok alla dorsale araba. Come se non dipendere più dai russi non ci abbia insegnato niente visto che rischiamo di finire in bocca ai signori dei petrodollari per antonomasia.
In questo dibattito sarebbe legittimo domandarsi se tante piccole Enerclima o un paio di grandi Enerclima a cominciare dal progetto pilota della Sardegna possano risolvere il problema di “tossico-dipendenza” dal gas di altri. Materia da super esperti. Intanto a Olbia il dibattito sulla eventuale presenza di un’azienda di trasformazione del metano in energia si scalda e si raffredda a seconda degli spazi lasciati nelle nostre menti dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina.
Noi, come abbiamo fatto altre volte, abbiamo posto alcune domande al progettista/azionista della Enerclima, Tony Nicotra, in attesa di capire cosa propone l’opposizione consiliare che domani, 8 aprile, ha indetto una conferenza stampa per dire No alla realizzazione dell’impianto in città. Ecco l’intervista:
Tony Nicotra, perché l’impianto Enerclima 2050 lo avete previsto proprio a Olbia che non ha una vera realtà industriale pesante?
Perché Olbia è la capitale del Nord-Est della Sardegna e il suo porto e il suo aeroporto sono tra i primi 10 Italiani per traffico turistico (classe comprehensive della rete TEN-T), e per rimanere tali devono adeguarsi alle nuove esigenze del 21° secolo (elettrificazione del trasporto leggero e sostituzione del gasolio col GNL per quello pesante, sia marittimo che terrestre). Per raggiungere l’obiettivo Olbia ha bisogno di un distretto energia in sito.
Olbia non ha una realtà industriale “pesante” ma la zona industriale del Cipnes ha forti ambizioni industriali “terziarie” che gravitano principalmente su turismo, alimentazione, servizi. Queste industrie hanno bisogno di energia trivalente affidabile ed a basso costo che sarà fornita dal “distretto Energia EnerClima” a complemento e bilanciamento delle altre fonti di energia rinnovabile. Senza questa affidabilità energetica le attività industriali del CIPNES migreranno verso altre zone industriali in grado di assicurare l’energia richiesta.
Come si concilia con la realtà locale tra sviluppo del settore nautico, la mitilicoltura e il turismo balneare?
Senza ogni dubbio il Progetto EnerClima favorisce il settore nautico, la mitilicoltura e il turismo balneare!
a) Il settore nautico dovrà passare all’elettrico (piccole imbarcazioni) o al GNL (grandi imbarcazioni) che saranno forniti dal progetto EnerClima.
b) I mitili ed il turismo balneare beneficeranno di un’acqua pulita e non inquinata assicurata da EnerClima.
c) La combustione del metano rilascia nell’ambiente solamente anidride carbonica ed acqua che sono prodotti naturali non tossici (e che vengono riassorbiti nel ciclo del bio-metano).
Perché Olbia dovrebbe puntare sulla sua realizzazione?
– Perché la crescita ed il benessere della comunità e del turismo di Olbia richiederanno una continua crescita dei consumi di elettricità con stabilità delle forniture (previsione di raddoppio – anche per trasporti elettrici) che possono essere assicurati solo dalla presenza di un distretto energetico trivalente nel territorio stesso. Senza di ché ci saranno disfunzioni e black-outs che di certo non incoraggiano il turismo.
Ci spiega il ciclo produttivo e come si sposa con la discarica del Cipnes?
a) La 1° fase del progetto EnerClima mira a sostituire in tempi brevi la transizione dal carbone e dal gasolio al GNL, in conformità alle Direttive Europee DAFI e FIT-for-55 (dimezzamento delle emissioni di gas serra entro il 2030). Durante questa fase il GNL sarà ancora fossile, di importazione ed approvvigionato con metaniere che dovranno entrare nella baia del porto di Olbia.
b) La 2a fase del progetto EnerClima mira a sostituire interamente il GNL fossile importato (niente più metaniere nel porto) con biometano locale realizzando in ciascuno dei 27 comuni della Gallura circa 50 impianti di biogas simili a quello che il CIPNES sta realizzando a accanto alla discarica di Spiritu Santu (che elimina i problema dei cattivi odori). Il bio-metano sarà liquefatto per lo stoccaggio e le esigenze del trasporto.
c) Accanto al deposito di GNL ed alla Centrale Elettrica sarà realizzata una piantagione di alghe che dimostra il ciclo di riassorbimento della CO2 e dell’acqua, con ricostituzione di bio-metano e rilascio di ossigeno nell’atmosfera per realizzare un ciclo inesauribile di produzione di energia utile a partire da energia solare e fotosintesi clorofilliana.
A proposito di Cipnes come valuta l’idea dell’ente di affidarsi all’Università di Sassari per uno studio di valutazione pro e contro?
L’Università di Sassari (o Cagliari) hanno ottimi dipartimenti di urbanistica e pianificazione territoriale, potranno certamente essere utili per migliorare la pianificazione urbanistica nell’area del distretto energetico. Non vedo quale valutazione contraria potrebbero dare dal momento che gli aspetti di sicurezza ed ambientali sono valutati dal CTR Regionale e dal MITE.
Tempi di realizzazione a step e quanta forza lavoro offre a regime?
I tempi di costruzione e avviamento degli impianti (a permessi e finanziamenti ottenuti) sono di circa 24 mesi.
– Lavoro diretto del distretto energia: circa 100 posizioni
– Lavoro terziario diretto manutenzioni e servizi agli impianti: circa 200 posizioni
– Lavoro indotto per servizi di energia trivalente a basso costo forniti alle industrie del Cipnes (1.000 posizioni ?)
– Lavoro indotto per la logistica dei trasporti e gli impianti di biogas durante la 2° fase del progetto (2M.t/a di biomassa per 200,000 t/a di biometano locale (2.000-3.000 posizioni ?)
C’è molto altro da dire, anche del perché abbiamo scartato le soluzioni di idrogeno da idrolisi e batterie elettriche.
Ora chiudiamo con tre domande tecniche a cui vorrei rispondesse con la massima semplicità: Perché nel sito è previsto un serbatoio e da 40,000 metri cubi?
Perché il territorio deve avere uno stoccaggio strategico di energia necessario a fare fronte le necessità energetiche in caso di emergenze (interruzione di forniture). 40,000m3 rappresentano uno stoccaggio di circa 250 GWh equivalenti ad un mese di consumi energetici (la EU richiede almeno 2 mesi di stoccaggio strategico, in quanto oggi l’energia è importata dall’estero).
Un solo serbatoio? E perché a Oristano o Cagliari sono tanti?
Perché un serbatoio unico atmosferico senza flange sul fondo e sulle pareti è molto più “sicuro” di tanti serbatoi in pressione e flangiati lateralmente progettati per Oristano e Cagliari.
Perché stoccaggio strategico di GNL e non batterie elettriche o idrogeno?
Perché le batterie costano molto di più del GNL (batterie: 300€/kwh – GNL 1€/kwh). Lo stoccaggio di Idrogeno costerebbe circa 10€/kwh, sarebbe 3 volte più voluminoso del GNL e, oltretutto, non è ancora omologato commercialmente per grandi volumi (il più grande stoccaggio di idrogeno esistente nel mondo è da 5000m3 alla NASA (Cape Kennedy).
In ultimo: è diposto a partecipare a un nostro dibattito in video con l’idea di trovare esperti almeno quanto lei che non siano favorevoli alla presenza del metano a Olbia?
Certamente si. Anzi lo auspico. Sono sempre disposto ad un dibattito aperto con chiunque sia interessato a trovare le migliori soluzioni di energia per il bene della comunità di Olbia e dell’ambiente.
































