Olbia 21 novembre 2025 – Le malattie cardiovascolari restano il primo fattore di mortalità in Europa, responsabili del 34% dei decessi e di costi che superano i 130 miliardi di euro tra ricoveri, farmaci ed emergenze. È un fenomeno che coinvolge ogni fascia d’età e che richiede un cambio culturale profondo: conoscere i sintomi, intervenire subito e costruire una rete cittadina più attrezzata.
In questo quadro si inserisce l’incontro ospitato al Community Hub nell’ambito del progetto “Olbia città cardiosicura”, pensato per rafforzare la risposta della comunità di fronte all’arresto cardiaco. “Una città è più sicura quando cresce la consapevolezza di prendersi cura l’uno dell’altro – ha dichiarato Salvatore Gelsomino, presidente dell’Associazione II e III età -. A Olbia abbiamo già iniziato a coinvolgere le farmacie perché installino i defibrillatori all’esterno, così da renderli realmente accessibili a tutti”. Un modello, dunque, in linea con i Paesi che hanno sviluppato una cardioprotezione capillare.
La situazione epidemiologica è stata illustrata dal cardiologo della Asl Gallura Gianluca Sanna, che ha sottolineato: “Le malattie cardiovascolari rappresentano il primo killer in Europa”. Sanna ha chiarito anche la differenza tra infarto e arresto cardiaco: nel primo caso la persona resta cosciente e occorre chiamare immediatamente i soccorsi, mentre nell’arresto cardiaco si verifica una perdita di conoscenza e l’unico intervento efficace è la rianimazione con il defibrillatore. Ogni minuto senza intervento riduce in modo significativo le possibilità di sopravvivenza.
“In Italia ogni anno 65mila persone perdono la vita per arresto cardiaco e potrebbero invece essere salvate – ha detto la vicepresidente dell’associazione Due mani per la vita Italia, Maria Stefania Putzu -. Ecco perché è importante insistere sulla formazione”.
Il fronte operativo è stato approfondito dall’assessora ai Servizi Sociali del comune di Olbia, Simonetta Lai: “Il nostro progetto è iniziato nel 2019 e si è fermato con il Covid, ma ora riparte con l’obiettivo di collocare i defibrillatori all’esterno dei luoghi pubblici”. Lai ha richiamato anche la necessità di coinvolgere supermercati e centri commerciali, spesso privi dei dispositivi.
Accanto alla formazione, il percorso guarda alla tecnologia: entro il 2026 a livello regionale sarà attiva una nuova App utile a geolocalizzare defibrillatori e cittadini con formazione BLSD.
Dall’incontro è emerso un quadro chiaro: costruire una città “cardiosicura” significa unire informazione, tecnologia e partecipazione diffusa, portando dispositivi e competenze nei luoghi più frequentati.

































