OLBIA. Tra i punti all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale convocato il 29 novembre c’è quello che si annuncia incandescente dedicato al piano generale degli impianti pubblicitari che, secondo l’opposizione, “Va ritirato perché danneggia un importante tessuto economico della nostra città”.
È questo, in buona sintesi, ciò che il PD sostiene e, per argomentarlo, indice una conferenza stampa urgente nella sede cittadina del partito. La questione è sempre legata alla tassa patrimoniale e va a colpire per l’ennesima volta le insegne delle attività commerciali. “Siamo tutti d’accordo che la materia va regolata – dicono da via Danimarca – ma queste norme sono talmente stringenti che si va a ledere la libertà imprenditoriale”.
Il Comune di Olbia sceglie le dimensioni, la collocazione, e persino i colori (niente rossi o blu o gialli ma solo tenui colori pastello indicati dai pantoni), e vieta una marea di cose come le preinsegne e risponde “tanto oggi si usa google per arrivare sui posti”. Per questo motivo spariscono insegne direzionali per gli hotel, camping, ristoranti e altre attività commerciali, restano solo quelle istituzionali come municipio, chiese, ambulatori sanitari, zone archeologiche. Stop anche alle insegne lampeggianti come la croce delle farmacie con scritte, orari e temperature al seguito. Ma in buona parte queste preinsegne erano già state bandite da tempo.
Ora però c’è la mannaia delle sanzioni per le quali, dicono dal PD “succederà come per la ZTL e la valanga dei ricorsi che i cittadini di Olbia pagano sotto forma di tasse”.
Cosa sarà permesso e cosa no è contenuto in un papiraggio di oltre 200 pagine. “A Milano ne sono bastate 20, qui a Olbia hanno scritto un libro. Ma per usare un linguaggio economico posso anticipare che l’adeguamento costerà quando un dipendente in un anno – dice Maddalena Corda -. È il solito e l’ennesimo sopruso del sindaco che fa di tutto per uccidere la classe imprenditoriale che non si sa bene che colpe debba pagare in questa città visto che in un anno l’amministrazione mette le mani nel loro portafoglio per la terza volta”.
La città, come del resto chiedeva da tempo la minoranza, è stata divisa in zone e, a seconda delle aree, cambiano le regole. E quindi certe cose in zona industriale saranno ammesse e in altre no. Quali? Per averne certezza occorrerà attendere le carte ufficiali che saranno presentate in Consiglio. Tra le anticipazioni, sempre che vengano confermate, l’amministrazione ha realizzato uno schemino tipo “atomo” che riportiamo di fianco: niente tubi al neon, niente proiezioni, niente a bandiera, niente a copertura e niente sopra l’infisso. Tutto il resto è consentito ma sempre a seconda della zona.
“Noi chiediamo il ritiro immediato del regolamento che è tipico di quest’uomo solo al comando – dice Rino Piccinnu -. Sempre la solita storia: ‘il pallone è mio e il rigore lo tiro io‘. Ma come si fa a dire a un imprenditore che le sue insegne devono essere tutt’altra cosa rispetto al suo marchio. Gli cambiano colori, dimensioni, forma ecc. Vorrei sapere se i grandi marchi, che fondano imponenti investimenti sulla diffusione del proprio brand e sulla riconoscibilità, per le quali pagano cifre importanti, sarebbero d’accordo ad aprire a Olbia punti in Franchising. Per non parlare delle agenzie immobiliari che da mercoledì saranno costrette a spegnere i monitor con le immagini delle case in vendita perché non si potrà”.
Per Pietro Spano la città vive il paradosso di “una omologazione che ricorda il vecchio comunismo dell’Est. Mi chiedo se i due assessori Monni e Sanna hanno almeno letto il regolamento perchè ci piacerebbe sentire il loro parare”.
Pareri diversi quelli del PD che offrono punti di vista differenti ma su una cosa sono tutti d’accordo: “Questo sindaco, come ha detto nell’ultimo consiglio comunale aperto ai comitati di quartiere, dice che parla con tutti e che non ha alcuna difficoltà a confrontarsi, poi, però, decide da solo senza neanche ascoltare le associazioni di categoria”.
A questo proposito Ivana Russu aggiunge: “Ho sentito il referente di un sindacato certo che il nuovo regolamento fosse ancora in bozza e che lo avrebbero discusso con il sindaco. Gli ho dato io la notizia che è all’ordine del giorno in Consiglio che sarà votato dalla maggioranza e dunque immediatamente esecutivo. Per questo motivo è importante che gli operatori commerciali alzino la voce e vengano in aula a protestare contro una norma assurda e costosa per tutti loro”.

































