OLBIA. Con una sentenza raggiunta ieri dopo oltre tre ore di Camera di consiglio un uomo residente a Olbia è stato assolto dal Tribunale di Tempio Pausania per non aver commesso il fatto. La vicenda risale al settembre del 2019.
L’accusa è terribile: l’uomo, un imprenditore affermato nel settore edilizio, avrebbe violentato, percosso e maltrattato la moglie non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Le denunce partono dai vicini di casa che raccontano agli inquirenti la storia di un uomo violento che picchia ripetutamente la consorte.
È il primo caso codice rosso applicato in Italia, entrato in vigore un mese prima, nell’agosto del 2019. Scattano tutti i protocolli e si attiva l’intero pool: dal Tribunale di Tempio agli assistenti sociali, a un’associazione di tutela delle donne.
I vicini di casa dichiarano che la donna avrebbe confidato loro di non poter denunciare il marito perché teme di essere uccisa. La Procura, da parte sua, non prende in considerazione il fatto che la moglie non denuncia il marito in quanto, secondo la filosofia del codice rosso, questo aspetto non ha alcuna rilevanza.
L’uomo, dunque, viene arrestato con un’ordinanza di custodia cautelare della Procura della Repubblica e finisce in carcere dove rimarrà per un anno e mezzo. Contemporaneamente scatta un procedimento di fronte al Tribunale dei minori con cui gli viene sospesa la potestà genitoriale dei figli che da quel momento non vedrà più.
Il processo, che si è concluso ieri, dura cinque lunghi anni. Il PM, nella sua requisitoria, chiede sei anni di carcere per l’aguzzino e tutte le pene accessorie. Gli avvocati a sua difesa, Giampaolo Murrighile e Nicola Di Benedetto, a seguito di un’appassionata arringa difensiva durata circa cinque ore, attendono la sentenza. In aula ci sono marito e moglie che aspettano anche loro mano nella mano.
Dopo tre ore e mezza di Camera di consiglio arriva il verdetto: assoluzione con formula ampia per non aver commesso il fatto. L’uomo è libero ma nella vicenda durata più di cinque anni la famiglia è andata in pezzi. Una storia drammatica che racconta per un verso l’attenzione che bisogna dare al codice rosso e alla violenza di genere ma anche la grande cautela che occorre seguire nella istruttoria di procedimenti di questo tipo.
“È evidente che siamo davanti a un caso di ingiusta detenzione – commentano gli avvocati difensori Murrighile e Di Benedetto – e faremo un’azione giudiziaria per il risarcimento del danno che però non potrà mai restituire, anche in termini economici, il grande pregiudizio che quest’uomo e questa famiglia hanno subito”.

































