★VIDEO★ Olbia 27 agosto 2025 – Stefano Fresi, attore romano di origini sarde, ha portato in scena in piazza dello Scolastico il recital “Dell’amore, della guerra e degli ultimi”, insieme a Cristiana Polegri al sax ed Egidio Marchitelli alla chitarra. L’omaggio a Fabrizio De André ha chiuso la rassegna letteraria del comune di Olbia “Sul filo del discorso”, trasformando la serata in un viaggio attraverso le parole e la musica di uno dei cantautori più significativi della scena italiana.
La forza del recital è stata la scelta di Fresi di non scimmiottare lo stile dell’artista genovese. Le canzoni sono state riproposte con una voce nuova, rispettosa e personale, senza perdere intensità. Un accenno sinfonico ha accompagnato “La canzone di Marinella”, mentre brani come “Andrea” hanno riportato alla luce temi delicati e coraggiosi, come la libertà sessuale, con versi scritti oltre cinquant’anni fa ma ancora capaci di parlare al presente.
Ciò che è emerso con chiarezza è come De André sia stato un autore in grado di essere generazionale senza mai sconfinare nella banalità. Le sue canzoni hanno affrontato argomenti universali – l’amore, la guerra, l’emarginazione – con una profondità che le ha rese attuali in ogni epoca. Niente slogan né semplificazioni ma racconti veri e poetici, capaci di restituire dignità a chi non ne aveva e di rendere immortali storie individuali trasformandole in memoria.
Fresi ha dato voce a testi che parlano di soldati partiti con mostrine e baionette lasciando a casa amori inconsolabili, di donne costrette a ruoli marginali e giudicate da una società che ne decideva il prezzo quando si vendevano per la strada, di ultimi e reietti che diventano simboli di rivalsa. L’inserimento della voce originale di De André, proposta attraverso estratti di interviste, ha intensificato il dialogo tra passato e presente, rafforzando l’impressione di un’opera ancora viva e capace di generare riflessione.
Il recital di un attore di origini sarde ha aggiunto ulteriore valore alla serata. L’Isola era stata rifugio e casa per De André, un luogo che aveva segnato il suo immaginario e le sue battaglie civili, fino all’apice del sequestro. Fresi, con radici che lo legano a questa stessa terra, ha reso quell’appartenenza ancora più tangibile, stabilendo una connessione tra la memoria del cantautore e la comunità che lo ha accolto.
Lo spettacolo non si è limitato a riproporre un repertorio, ma ha offerto spunti di riflessione su come la poesia di De André continui a superare i confini temporali, restando attuale senza trasformarsi in retorica. Un lascito che dimostra come le sue canzoni non siano soltanto testimonianza di un’epoca, ma patrimonio di pensiero e sensibilità che continua a parlare con forza alle nuove generazioni. Di seguito l’intervista:
































