È stata inaugurata stamattina, nell’Art-Port Gallery dell’aeroporto, la mostra, organizzata dalla Geasar, dalla Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Olbia, dedicata alla fase di vita greca della città di Olbia.
All’interno dell’esposizione, curata da Maria Assunta Fodde e inserita nel calendario degli eventi del Flight Club, si effettua uno straordinario viaggio nella storia di Olbia, a partire dalle fasi più antiche tra le quali spicca, per l’appunto, quella greca.
Quella che fino a qualche anno fa era solo un’ipotesi è stata infatti confermata dagli scavi archeologici successivi al 1994, i quali hanno dimostrato inequivocabilmente che il primo nucleo abitativo della nostra città risale alla frequentazione dei Greci di Focea, città della costa turca allora parte del mondo greco.
Per un lungo periodo di circa 120 anni (dal 630 al 510 a.C.) la nostra è stata quindi l’unica città greca della Sardegna: dal 630 a.C. sparisce infatti il materiale archeologico fenicio, sostituito interamente da quello greco.
Della fase fenicia di Olbia (770 a.C.- 630 a.C.) sono stati ritrovati fino ad oggi esclusivamente frammenti di ceramica sparsi su un’area di 18 ettari, mentre della fase precedente ai fenici gli scavi archeologici effettuati nell’area occupata dalla città moderna non hanno restituito né materiali né strutture, dovendosi pertanto supporre che quest’area fosse a quell’epoca disabitata.

I due scavi fondamentali che hanno dimostrato la presenza greca a Olbia e la fondazione di un vero nucleo abitativo sono stati quelli in via Cavour, con i riempimenti di una fossa sulla roccia, e nella necropoli di San Simplicio, con due pozzi.
Precedentemente a questi ritrovamenti, la tesi che ipotizzava una presenza greca a Olbia nasceva non solo dal nome stesso della città, derivante dall’aggettivo greco che significa felice e prospera (nel mondo esistono altre otto città con questo nome, tutte attribuite ai greci) ma anche dal racconto mitico effettuato da alcuni scrittori dell’antichità tra i quali Pausania che, nel suo “Guida della Grecia”, scriveva: “Giunse in Sardegna un gruppo composto da abitanti della città di Tespi e del territorio di Atene guidato da Iolao e fondarono la città di Olbia”.

Dopo l’intervento di Gabriella Gasperetti, responsabile dell’area patrimonio archeologico della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, hanno preso la parola Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, Silvio Pippobello, amministratore delegato di Geasar, Rubens D’Oriano, ormai ex responsabile della sede operativa di Olbia e Francesco Carrera, successore di D’Oriano alla guida della sede operativa della città.
Per l’occasione Silvio Pippobello ha consegnato una targa di ringraziamento a Rubens D’Oriano, per l’attività di Soprintendente svolta in questi anni, in ricordo anche delle precedenti mostre organizzate in aeroporto, tra le quali quella del 2010 che vide esposto un frammento del Planetario di Archimede ritrovato proprio a Olbia.

Spazio anche per i ricordi, con il sindaco Nizzi che ha raccontato del panico iniziale quando, durante gli scavi del tunnel, emersero i legni delle antiche navi romane, superato poi dall’intenzione di valorizzare e regalare alla comunità quegli straordinari reperti. Rubens D’Oriano ha ringraziato ulteriormente la comunità olbiese per tutti questi anni di vicinanza e sostegno e ha ricordato Giovanni Sedda ed Ennio Putzu, collaboratori della Soprintendenza per quarant’anni e scomparsi prematuramente.
Ha chiuso gli interventi Francesco Carrera, neoresponsabile della sede operativa di Olbia, entusiasta di poter lavorare in una città come Olbia, che a pochi centimetri dall’attuale calpestio conserva ancora abitazioni, tombe, pavimenti, templi, necropoli. Infatti l’attuale abitato copre interamente le fasi di vita della città, prima fenicia, poi greca, cartaginese, romana e medievale. “Non sono olbiese – ha concluso Carrera – anche se ormai da due anni mi sento olbiese. I cittadini di Olbia dovrebbero essere orgogliosi della storia della loro città”.
La mostra sarà visitabile fino all’8 aprile, ad ingresso gratuito.

































