OLBIA. Fare di letteratura e storia una rappresentazione teatrale. È da qui che sono partiti gli studenti dell’Istituto Panedda di Olbia per raccontare l’Olocausto.
Coordinati dai docenti Giovanni Carboni e Raffaella Stelletti, questa mattina gli allievi di cinque classi, terze e quarte, hanno portato in scena il dramma della Shoah.
“Per realizzare questo evento abbiamo iniziato diversi mesi fa – spiega professor Carboni -. I ragazzi hanno fatto un grande lavoro di scrittura, lettura e ricerca. Hanno inoltre approfondito la storia dei deportati sardi, circa 250 in tutta l’Isola. Dallo studio è nata la sceneggiatura”.
Lo spettacolo racconta la simulazione di una seduta spiritica grazie alla quale un gruppo di giovani riesce ad evocare le anime dei deportati, come quella dei sardi Gavino Gavini e Mario Ardu. “I ragazzi hanno creato la sceneggiatura dall’inizio alla fine – ha detto la professoressa Stelletti -, così come il lavoro dietro le quinte che è stato eccezionale”.
Soddisfazione è stata espressa anche da parte della dirigente dell’Istituto, Giuseppina Pino. “Arginare l’indifferenza era il nostro scopo – ha detto la preside -. I ragazzi hanno lavorato in orario extrascolastico sul tema della coesione sociale. Il merito della buona riuscita della giornata va ai due professori che hanno coordinato questo importante progetto”.
Novanta i posti in platea nell’aula magna occupati da altrettanti studenti della scuola che hanno assistito alla rappresentazione. A seguire è stato proiettato “In memoria di Ennio, i giovani ricordano la Shoah”. Il filmato, realizzato dagli alunni diretti dai professori Carboni e Stelletti, è dedicato ad Ennio Trivellin, sopravvissuto ai campi di concentramento. Il lavoro è arrivato primo in Sardegna nel concorso nazionale sui giovani e l’Olocausto.
Presenti, in prima fila, Francesca Trivellin, figlia di Ennio, e Gianni Mutzu, ex dirigente del Panedda. “È stato un bellissimo e difficile evento per noi che cerchiamo di tramandare la memoria e lo spirito di quel tempo – ha detto Francesca Trivellin -. Noi non eravamo lì durante la Shoah ma abbiamo vissuto il dolore dei nostri genitori.
In fondo loro erano degli ottimisti e hanno dimostrato che il credere nei propri ideali aiuta a vivere bene. Guardare oggi questi ragazzi significa che il sacrificio di mio padre non è stato vano – ha sottolineato -. Sono giovani cresciuti nella democrazia e nella libertà che adesso devono impegnarsi per portare avanti questi valori. Come diceva mio padre bisogna sì riferirsi al passato ma impegnarsi nel presente”.
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