OLBIA 31 luglio 2025 – È ufficiale: l’Olbia Calcio è stata riammessa in Serie D. Il Consiglio Federale ha ratificato il parere della Co.Vi.So.D, confermando che la società possiede i requisiti necessari per partecipare al prossimo campionato di quarta serie. Tuttavia, rimangono forti incertezze sul piano dirigenziale.
Il presidente Guido Surace, dopo aver nominato Alessandro Giorgi come direttore generale, ha rassegnato le dimissioni ed è partito per l’Argentina, scegliendo di prendersi una pausa proprio in un momento cruciale e decisivo per il futuro del club. Il suo ritorno è previsto per il 28 agosto.
Nel frattempo, nei giorni caldi dopo il diniego alla serie D, lo stesso Surace avrebbe affidato nelle mani di un professionista olbiese un mandato per la cessione delle quote societarie di maggioranza detenute al 70% dalla Swiss Pro. Il restante 30% resta ancora nelle mani dei soci storici Marino, Tartara e Bazzu.
Anche Benno Raeber, altro socio di riferimento, è irreperibile da settimane: dopo essere tornato in Svizzera l’8 luglio, non ha più dato notizie né indicazioni per il proseguo.
In questa situazione di incertezza, la gestione operativa è rimasta nelle mani del direttore Giorgi – senza disponibilità finanziarie – e di alcuni dipendenti amministrativi, che da tre mesi non percepiscono lo stipendio ma con spirito di sacrificio continuano a lavorare per tenere in vita la compagine bianca.
Una possibile svolta potrebbe arrivare da un gruppo di imprenditori locali (i nomi non sono stati ancora resi noti), che avrebbe anticipato 84 mila euro per saldare gli stipendi di maggio e regolarizzare così la posizione dell’Olbia con la Co.Vi.So.D. Il bonifico con cui sono state trasferite le somme sul conto dell’Olbia Calcio è stato effettuato con causale “acconto acquisto quote societarie”, segnale tangibile che una trattativa è in corso, ma non ancora conclusa.
Nonostante l’apparente soluzione all’orizzonte, restano dei nodi da sciogliere. Benno Raeber sembra essere oggi il principale ostacolo alla cessione del club. Dopo aver promosso l’open day delle giovanili, inaugurato un piccolo museo allo stadio Nespoli e presentato Lucas Gatti come nuovo allenatore – iniziative tutte ancora in bilico – è letteralmente sparito nel nulla.
La sua assenza pesa, soprattutto alla luce delle decisioni prese insieme a Surace. Ma prima ancora della parte tragica della loro gestione, merita una menzione quella quasi comica: la richiesta di ripescaggio in Serie C presentata senza avere nemmeno le risorse per chiudere dignitosamente la Serie D.
Ora servirebbe davvero una svolta, un progetto di risanamento finanziario da parte di nuovi investitori, con l’obiettivo di ristrutturare i debiti accumulati negli ultimi tre anni e rilanciare la società con più serietà e concretezza, magari senza fare proclami particolari, basterebbe un campionato di transizione da affrontare in serie D badando al sodo. Da un mese a questa parte diversi gruppi di imprenditori hanno chiesto informazioni sull’acquisto della società ma poche sono state le richieste concrete sul passaggio di mano.
Ora che l’Olbia è ufficialmente iscritta alla Serie D, si potrebbe finalmente aprire uno spiraglio concreto per il futuro. Questa certezza potrebbe favorire l’ingresso di nuovi soci, pronti ad affiancarsi a chi, fin dall’inizio, ha dimostrato un reale interesse per il club. Insieme, potrebbero gettare le basi per uno zoccolo duro capace di restituire dignità e ambizione alla società bianca.
Il problema principale, però, resta la proprietà attuale. La tifoseria organizzata ha manifestato il proprio dissenso con uno striscione affisso davanti agli spogliatoi: “Swiss Pro cedete la società… andate via da questa città”. Lo striscione prontamente rimosso parla chiaro: Surace e Raeber non sono più benvenuti. La tifoseria chiede a gran voce che gli svizzeri facciano le valige (forse qualcuno le ha già fatte) e passino la mano. La pazienza è finita.
La verità è sotto gli occhi di tutti: la gestione svizzera ha lasciato l’Olbia Calcio in condizioni peggiori rispetto a come l’aveva trovata. Una società con una storia importante e un valore simbolico per tutto il territorio meritava ben altra cura, ben altra visione. E non solo da parte di chi l’ha amministrata con leggerezza, ma anche da chi, tra politica e imprenditoria locale, ha preferito voltarsi dall’altra parte.
































