OLBIA. Il significato della morte di Gesù Cristo, tema centrale della fede cristiana, è rappresentato dal rito popolare de S’iscravamentu andato in scena nella chiesa primaziale di San Paolo apostolo di Olbia. Assente il parroco don Gianni Satta per motivi di salute, il racconto in lingua gallurese/terranovese di don Paolo Pala con le canzoni del coro Olbia Folk Ensemble diretto dal maestro Deriu, hanno aggiunto la colonna sonora al dramma della messa in scena popolare.
“Nella Passione di Gesù – ha detto don Pala – noi siamo la gente che assiste spaventata o curiosa, siamo tutti Giovanni, siamo tutti gli apostoli, siamo il popolo di oggi e quello di domani, per sempre”
Gli strumenti soggettivi della Passione: corona di spine e chiodi mostrati al pubblico prima di essere simbolicamente consegnati alla madre di Cristo, anticipati dai tre colpi di martello sulla Croce, sono il momento centrale del sacrificio perfetto di Gesù trasposto in scena teatrale.
Secondo la dottrina cristiana, la morte di Gesù sulla croce è l’immolazione volontaria offerta per espiare i peccati dell’umanità e riconciliare l’uomo con Dio.
La morte di Gesù sulla Croce è quindi un atto di redenzione, in cui il Dio fatto uomo si è preso su di sé i peccati dell’umanità offrendo il suo sangue e la sua vita per la salvezza dei peccatori.
Ma la sua fine rappresenta anche l’inizio, la vittoria sulla morte e sul peccato, poiché attraverso la sua risurrezione Gesù dimostra che la morte non ha più potere su di lui e che il peccato non ha più il potere di separare l’uomo da Dio.
Senza dimenticare che la Passione è un atto di amore incondizionato in cui Gesù offre la sua vita per il bene degli altri, senza chiedere nulla in cambio come supremo atto di umiltà e di servizio verso gli altri, valori fondamentale della fede cristiana.
Anche la partecipata processione per le vie centrarli della città ha nella esposizione del Cristo morto il suo significato conclusivo di condivisione del dolore.
Nel silenzio della sera il suono delle preghiere accompagnano il feretro e la croce nuda lungo le strade prima del rientro in chiesa dove il corpo di Gesù viene adagiato sul letto di fresca pervinca, giaciglio morbido che nella sua simbologia vuole lenire le ferite mortali e prosciugare il sangue del Cristo prima della sua resurrezione.
È usanza tra gli olbiesi portare a casa un ramo di pervinca raccolto in chiesa da sistemare sotto il materasso delle camere da letto. Un simbolo di condivisione e di vicinanza con il Cristo morto e risorto ma anche un simbolo di speranza per una vita oltre la morte.


































