Il sindaco si dà 9 e non smentisce una “rivoluzione” sulla sanità Ironizza su chi indossa una maglia rossa, ma lui snocciola cifre e programmi appoggiando i gomiti sulla sontuosa scrivania (concepita e realizzata per le riunioni di giunta) rigorosamente di color fuoco. Gli si ricorda che nel suo guardaroba non mancano capi di quella (odiata, ma solo a parole) tonalità, e lui fa spallucce.
Conferma, senza scendere nei dettagli, una serie di indiscrezioni sulla piccola (!) rivoluzione prossima ventura che riguarda la sanità pubblica e privata (nuovi manager alla Asl e al Mater, qualche epurazione, ridimensionamento del Gemelli nella clinica del Qatar) in vista di un’unica area che si occupi di questo dramma, aggravato dalla pandemia. Invita tutti gli olbiesi alla vaccinazione (“a breve farò fare la prima dose a mio figlio di 5 anni”), annuncia 183 contagiati, di cui sei in terapia intensiva (tutti non vaccinati).
Poi, cambia registro e tema: comunica all’universo mondo che in zona Bandinu sorgerà un campus per gli studenti (costantemente in aumento) delle superiori che lasceranno liberi gli attuali edifici. Sorride, quando spiega i dettagli dell’intesa raggiunta con la Provincia (leggi Carzedda);
glissa sul fatto che questa scelta strategica cozzi con i sostenitori di chi palude alle scuole dirottate in zona industriale e quindi sia in linea con i desiderata dei dirigenti scolastici cittadini a partire da Gianluca Corda che, di mestiere, fa anche il consigliere di minoranza.
Così come fa il sornione quando aggiorna i cronisti sullo stato dell’arte del progetto per la messa in sicurezza di Olbia che sarà illustrato nei minimi particolari a febbraio 2022. Di primo acchito, non sembra il solito Settimo Nizzi quello che si dà 9 come voto: l’altr’anno si era autoaffibbiato un 10, ma spiega che il punteggio attuale è riferito solo agli ultimi mesi, quello che lo hanno riconfermato alla guida della città. A proposito, quei maliziosi dei giornalisti (alcuni, almeno) aspettavano che nominasse il suo competitor, disarcionato dal consiglio comunale, ma lui niente: che nessuno si azzardi a fare il nome di Augusto Navone.
L’eloquio è calmo, giura di essere diventato più buono, per via dell’età ma nessuno crede che il suo outfit preveda un capo con pelle di agnellino pregiato. La carta d’identità c’entra poco: oggi, nel primo cittadino, prevale un’estrema sicurezza (roba mai vista prima) che gli consente di ignorare (o di non farsene un cruccio) le critiche degli oppositori e di soffocare quel minimo (?) di malumore che alberga in alcuni settori della stessa maggioranza, i cui elementi mai si permetterebbero di esternare maldipancia o un seppur minimo dissenso su qualche carenza o bersagli mancati perché tutti, ma proprio tutti, temono lui e le sue reazioni.
Non importa (o comunque Nizzi non passa notti insonni) se gli si fa notare che c’è ancora molto da fare (il piano del traffico è di là da venire), e se qualche obiettivo di fondo non è stato centrato (tipo il salvataggio di Air Italy, anche se in questo caso le responsabilità vanno divise con governo e regione).
Nizzi conferma di voler “curare” per i prossimi cinque anni e – a precisa domanda del sottoscritto – di non voler correre tra due anni per diventare il governatore della Sardegna. Ricorda che in altre due occasioni (l’ultima nel 2016), qualcuno ipotizzava la sua candidatura alla Presidenza, e quindi non si stupisce se oggi qualcuno prevede la sua discesa in campo: “Voglio fare il sindaco”, ribadisce, prima di chiudere con la notizia che il Comune vorrebbe acquistare quel che resta del cinema Astra. Di un teatro, Olbia, ha proprio bisogno.
































