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Lettere: “Si vada avanti con le cure domiciliari precoci delle malattie da covid”

Lettera aperta inviata da Sandro Arcais all'assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu

Lettera inviata a Olbianova di Lettera inviata a Olbianova
2 Settembre 2021 ore 11:26
in Lettere
Tempo di lettura 5 min.
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Gent.mo Assessore Nieddu. I cittadini che sottoscrivono la presente intendono farLe sapere di aver appreso con estremo favore e come una finestra di speranza la notizia che il Suo assessorato si sta muovendo per dotare finalmente anche la Sardegna di un protocollo di cura contro la malattia causata dal nuovo virus, sulla scia di quanto fatto da altre regioni italiane.

Abbiamo apprezzato anche il fatto che tale protocollo è stato proposto dal Suo assessorato direttamente a ciascun medico di famiglia come uno strumento per aiutarlo/a a decidere autonomamente in scienza e coscienza quale scelta fare davanti a ogni singolo caso.

Ci conforta, altresì, sapere che all’elaborazione della Sua proposta hanno contribuito personalità di alta caratura morale oltre che professionale quali il professor Luigi Cavanna e il dottor Andrea Mangiagalli.

Contemporaneamente ci ha preoccupato non poco la presa di posizione negativa contro il Suo progetto adottata dalla Federazione oristanese e cagliaritana dei medici di famiglia. Ma ci preoccupano ancor più le argomentazioni che sostengono tale opposizione, come espresse nella nota a Lei inviata dall’Ordine dei Medici di Oristano e Cagliari.

Ci sembra di poter riassumere tali argomentazioni in cinque affermazioni:

1) il protocollo proposto non è in linea con le linee guida ministeriali;

2) il protocollo proposto è frutto di un incontro tra l’assessorato e un “eterogeneo gruppo privato”;

3) le terapie proposte non sarebbero validate dalla “comunità scientifica”;

4) i medici che operano nel territorio non sono stati coinvolti nell’iniziativa dell’assessore;

5) “l’unica arma efficace per prevenire ulteriori contagi è la vaccinazione di massa supportata dalle misure di prevenzione individuale e comportamentali”.

Consideriamo tali argomentazioni deboli e, comunque, non condivisibili in quanto:

1. affermare che la proposta del Suo assessorato è in contraddizione con le linee guida ministeriali è come dire che qualcosa è in contraddizione con niente e che curare è in contraddizione col non fare nulla (restare in “vigile attesa”) e aspettare che una malattia peggiori. La via del non fare nulla, limitandosi a vigilare e attendere, omettendo di far visitare i malati presso il proprio domicilio e ai primi sintomi dai medici di famiglia, nei fatti si è rivelata fallimentare, ha avuto esiti tragici ed è stata pagata a sufficienza dal nostro paese in termini di lutti e sofferenze;

2. riferirsi al gruppo di medici coordinati dall’avvocato Grimaldi come “eterogeneo gruppo privato” è del tutto scorretto e ai limiti della diffamazione: va infatti ricordato che quell’ “eterogeneo gruppo privato” di medici, non dimentichi del giuramento di Ippocrate recitato prima di cominciare la loro missione, ha ritenuto che fosse suo dovere continuare a curare in scienza e coscienza anche questa nuova malattia e lo ha fatto con successo, smentendo nei fatti la sensatezza della strategia totalmente passiva adottata dal ns. Ministero della Salute;

3. ci è difficile sinceramente comprendere cosa intendano gli estensori del comunicato dell’Ordine dei medici con l’espressione “comunità scientifica”. Riteniamo peraltro, in concreto, che avrebbe dovuto essere compito precipuo del Ministero stesso, soprattutto in una fase di incertezza come quella determinata dalla comparsa di un nuovo virus, farsi attivo selezionatore e validatore delle esperienze dirette dei suoi medici sul campo, attivi nella cura delle malattie, naturalmente con il supporto di ogni altro medico e scienziato idoneo a fornire idee e supporti utili. In assenza e supplenza dei compiti che dovevano essere propri del Ministero, i medici migliori del nostro paese hanno agito e curato, non al buio, certamente, ma facendo tesoro dell’esperienza internazionale della precedente epidemia da Sars cov 1 del 2003 e dei tentativi, riusciti e incoraggianti, via via espletati in varie parti del mondo per combattere con successo la nuova malattia Covid 19; così si fa e si deve fare, in scienza e coscienza. Ed infine, la Fimmg sarda vuole una evidenza scientifica? Bene, metta a confronto gli esiti su un gruppo selezionato di pazienti curato con il protocollo elaborato dall’ “eterogeneo gruppo privato” e un gruppo omogeneo di pazienti “curato” secondo le linee guida del Ministero, controllando poi e constatando quanti degli uni sono finiti in ospedale e/o morti e quanti degli altri;

4. riteniamo che una delle cause del tragico tributo di morti che il nostro paese ha dovuto sopportare sin dalla comparsa del nuovo virus sia da imputare non tanto al virus stesso quanto alla scelta strategica di fondo utilizzata per affrontarlo. Aver scelto di porre al centro di questa strategia gli ospedali e aver di fatto tagliato fuori i medici di famiglia, si è rivelata esiziale. Sul quarto argomento riteniamo sia vero, come sostengono gli estensori del comunicato, che sia sbagliato non coinvolgere i medici di famiglia. Ma questo andava fatto sin dall’inizio della pandemia: i medici di famiglia sin dall’inizio dovevano essere coinvolti di più ed essere sostenuti, valorizzati, ascoltati, rafforzati nei numeri e nelle risorse, perché siamo convinti che solo curando precocemente a domicilio questa malattia, potremo veramente uscire da questa situazione di emergenza che dura ormai da troppo tempo;

5. facciamo notare agli estensori del comunicato dell’Ordine dei medici oristanese e cagliaritano che se sono convinti veramente che “l’unica arma efficace per prevenire ulteriori contagi è la vaccinazione di massa supportata dalle misure di prevenzione individuale e comportamentali”, affermano, implicitamente, che non vi è cura per la covid 19 e che qualsiasi iniziativa tesa a rafforzare le cure domiciliari precoci è, di conseguenza, del tutto inutile. Se così fosse, tutti i guariti dalla covid 19 che vi sono stati non avrebbero alcuna spiegazione possibile. Infine, se i medici di famiglia sardi non avessero a loro disposizione, cure efficaci, da proporre ai malati, come sostengono gli Ordini di Oristano e Cagliari, una domanda sorge spontanea: perché e in cosa li avrebbe dovuti coinvolgere l’assessore regionale nel proporre un protocollo di cure? Piuttosto, riteniamo una tale posizione, passiva e disfattista, non degna di un medico; un medico, prima di tutto, cura con tutti i mezzi a sua disposizione e lascia alle autorità sanitarie la decisione e l’implementazione di altre strategie (quali ad esempio l’effettuazione di una campagna vaccinale); ci preoccupa il fatto che gli Ordini di Oristano e Cagliari ragionino come se cura e vaccinazione si escludano a vicenda. Riteniamo, infine, che la scelta strategica del Ministro Speranza di aspettare chiusi in casa e affidarsi esclusivamente al vaccino per risolvere la pandemia costituisca un grave errore, politico, sanitario e morale, in quanto il virus va sconfitto, in primo luogo, con cure idonee.

Sono queste le considerazioni che, da vaccinati e non vaccinati, ci spingono a invitarLa con forza ad andare avanti sulla strada che ha intrapreso. Se lo farà, troverà certamente il nostro sostegno pubblico.

Ai medici di famiglia della Sardegna rivolgiamo un semplice appello: curate tempestivamente questa malattia piuttosto che attendere vigilando. Siamo certi che la stragrande maggioranza di voi già lo sta facendo, in scienza e coscienza. Ormai troppo spesso, in questo paese il buon senso dei governati deve porre rimedio ai deliri dei governanti. E però, non basta. Pensiamo che sia giunto il momento di contrapporre pubblicamente il nostro buonsenso alle scelte di chi ci governa, che non sembrano in alcun modo raggiungere lo scopo. Ora possiamo e potete farlo appoggiando pubblicamente una iniziativa di puro buon senso, nelle forme e nei termini che riterrete più opportune.

Sandro Arcais

 

 

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