OLBIA. Daniela non vuole arrendersi. È da sempre convinta che sua figlia Selene sia stata uccisa o lasciata morire il 6 luglio del 2019 all’interno di un appartamento dell’ex palazzo tugurio di viale Aldo Moro ma, come si sa, la Procura di Tempio non ha mai trovato elementi di dubbio: ‘La 31enne è morta per un’overdose da sola’.
La giornalista Raffaella Griggi, per Chi l’ha Visto, è tornata a Olbia ancora una volta perché la mamma di Selene continua a sostenere che qualcuno gira liberamente ma che è responsabile della morte della figlia. Da questa posizione non intende tornare indietro ed è convinta che il silenzio seppellirebbe per sempre la possibilità di investigare più a fondo, di cercare nuovi indizi in una vicenda che per lei è ancora tutta scrivere.
Nel corso dell’intervista, Daniela ha dichiarato che in quell’appartamento c’era un via vai di persone. “L’hanno stuprata – le ha detto al telefono una testimone da lei -. Non dovrei dirti queste cose perché sei la mamma. Io so che è stata rivestita, io so tutto. Loro l’hanno lavata e rivestita”.
La persone che ha detto queste cose a Daniela non è mai stata acoltata in Procura. Eppure – secondo quanto è emerso dal servizio – avrebbe anche fatto i nomi delle persone che erano in quella stanza con Selene.
C’è anche un messaggio che quel giorno Selene aveva mandato ad alcune amiche che la stavano aspettando sotto casa. Aveva detto che si trovava con un uomo sposato il quale non aveva piacere di incontrare altre persone. “O vi spostate o ci vediamo più tardi, tanto io devo ancora fare la doccia”.
Il resto della storia è già nota. Con un amico, da lì a poco, incontrerà un ragazzo nigeriano al centro di Olbia (l’unico indagato ma non si trova più) e poi, con la stessa persona, ritornerà nell’appartamento dove sarà trovata più tardi priva di vita. L’amico ha raccontato che ha lasciato Selene sotto casa è si è allontanato mentre lei è salita da sola. Cosa sia veramente successo in quel lugubre appartamento del palazzo abitato in gran parte da clandestini e persone senza fissa dimora, secondo la madre, non è mai stato chiarito.
Sempre secondo quella testimone “loro – riferendosi ripetutamente a coloro che si trovavano in quell’appartamento con Selene – le hanno fatto una puntura e se ne sono andati, e l’hanno abbandonata lì pensando che stesse dormendo”.
“Quella donna era un essere umano e aveva un nome – ha detto Daniela -. Si chiamava Selene Barbuscia. Non mollerò mai. Giustizia sarà fatta solo quando quelle persone che erano nella stanza con lei saranno tutte davanti a un giudice e avranno quello che si meritano per aver lasciato morire mia figlia”.
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