Da un po’ di tempo Daniela Carboni voleva fare un’esperienza di volontariato. L’occasione si presenta quando ha conosciuto Roberto Schirru, presidente dell’ONG “Deborah Ricciu Espandere Orizzonti”.
L’ONG è la fusione di due associazioni, “Espandere Orizzonti” di Sassari e “Deborah Ricciu” di Olbia, entrambe impegnate nell’obiettivo di realizzare una scuola per bambini poveri in Uganda. Il progetto ha visto la luce nel 2016, quando venne ristrutturata la scuola per orfani “St Juliana Parents School” di Kibiri, città alla periferia di Kampala, capitale dell’Uganda. L’impegno riguarda l’organizzazione delle attività della scuola portate avanti grazie alle donazioni all’ONG. La sfida è quella di far crescere i bambini nelle migliori condizioni possibili, istruirli e renderli capaci di imparare un mestiere che potrà garantire loro un futuro dignitoso in una delle zone più povere del mondo.
Quando Daniela arriva a Kibiri a metà gennaio, si rende subito conto che le famiglie vivono in condizioni di povertà estrema, spesso in baracche o in discariche, senza luce e acqua corrente. Per i bambini la scuola è un rifugio e una bolla ambientale isolata dalla dura realtà quotidiana. A scuola possono studiare, giocare, confrontarsi tra loro e con gli adulti ma anche avere la garanzia di un pasto caldo tutti i giorni.

“I bambini a scuola arrivano molto presto – racconta Daniela –, anche alle 6 e mezza del mattino, in alcuni casi dopo aver percorso a piedi diversi chilometri, su strade sporche e polverose. Le attività didattiche si protraggono fino alle 16:00. Per loro questa è una grande opportunità. In Uganda infatti sono poche le scuole pubbliche, tantissime quelle private ma tutte a pagamento. La “Deborah Ricciu Espandere Orizzonti European Ugandan School” è una fra le poche scuole gratuite e apolitiche”.
La scuola per i bambini è una vera ancora di salvezza e loro ne hanno preso consapevolezza da subito. Durante la sua permanenza in Uganda, Daniela Carboni, che nel progetto svolgeva il ruolo di collaboratrice alle attività didattiche, racconta di aver contribuito al trasporto di nuovi banchi e sedie per le aule.
“Quel giorno – afferma la volontaria dell’ONG – i piccoli studenti hanno aiutato a scaricare tutto il materiale e hanno inscenato balli e feste per manifestare la loro gioia e felicità. I bambini ugandesi sono molto diversi dai nostri. Hanno consapevolezza per la fatica sin da piccoli ma gioiscono delle piccole cose, perché hanno tanta voglia di apprendere. È stata un’esperienza molto forte e toccante. Sono rimasta in Uganda due mesi e ci ritornerò in futuro per incontrare di nuovo gli studenti della scuola”.
Un’esperienza intensa e scandita da tanti ricordi. “C’è un ricordo che sintetizza il mio viaggio in Uganda – conclude Daniela -. I bambini ugandesi non sono abituati ad essere abbracciati. E’ un gesto limitato all’ambito familiare e solo alle classi agiate. Quando però ho provato ad abbracciare a scuola uno di loro, dopo un attimo di incertezza tutti mi sono saltati addosso dalla gioia, perché hanno percepito il mio affetto. Questo non lo dimenticherò mai”.
































