Sulla base dei pareri dell’ufficio legale e della segretaria generale, il Consiglio Comunale, con i soli voti della maggioranza, si è pronunciato con voto palese a favore della incompatibilità tra i ruoli di direttore dell’Area Marina Protetta e di consigliere comunale del leader della minoranza Augusto Navone. Il consigliere ha definito l’azione “un attentato alla democrazia”. Ora Navone farà ricorso al Tribunale ordinario. Spetterà al giudice la parola definitiva.
Dal canto suo, l’ex candidato a sindaco per la Grande Coalizione, nel corso del suo intervento ha dichiarato che “i due uffici, nelle rispettive note, fanno una serie di considerazioni, che non si possono considerare come ‘pareri’ ma come semplici documenti ‘consultivi’”.
Navone ha ribadito ancora una volta, e fermamente, la sua posizione: “Non c’è alcuna incompatibilità tra i ruoli perché il comune di Olbia non ha alcun controllo sul consorzio dell’AMP. Oggi questa iniziativa politica tende a estromettere dal Consiglio il capo dell’opposizione. Un vulnus di democrazia che è un attentato da parte dei consiglieri che si assumono una forte e pregnante responsabilità”.
Anche per Rino Piccinnu le note degli due uffici esprimono “pareri aperti tutt’altro che diretti. Si tratta di semplici posizioni che non danno alcuna indicazione specifica lasciando la piena responsabilità ai consiglieri. Guai ai vinti – ha aggiunto Piccinnu -. Questo consiglio si comporta come fossimo nel Medioevo: chi perde deve essere eliminato”.
Sul punto è intervenuta la City Manager, Stefania Giua. “Noi abbiamo seguito la procedura dell’articolo 69 degli Enti Locali. A partire dai tempi che sono dettati dalla legge inequivocabilmente. La procedura deve essere attivata in termini tassativi. La delibera di incompatibilità – ha sottolineato la segretaria – deve essere attivata in base a un esposto o anche d’ufficio.”
Per quanto riguarda la diatriba sul ‘parere’, Stefania Giua ha difeso la sua posizione tecnica dichiarando di aver redatto una relazione: “Non sono un avvocato e non posso esperire pareri. La mia relazione offre spunti di riflessione che lascia al Consiglio autonomia di decisione. Per legge è il consiglio comunale che si deve esprimere, non devo decidere io. Se la legge mi avesse eletta a decidere la mia delibera sarebbe già firmata ma non spetta a me”.

L’intervento della segretaria comunale è stato stigmatizzato da Ivana Russu che ha bacchettato la City Manager: “Che la Giua si pronunci solo se chiamata in causa e risponda solo tecnicamente mettendo da parte i pareri personali”.
Stefania Giua ha rispedito alla Russu le critiche: “Ricordo alla consigliera che nel mio ruolo ho funzioni referenti in Consiglio e posso intervenire quando lo ritengo necessario”.
Per il resto, l’opposizione, attraverso gli interventi di Gianluca Corda, Davide Bacciu , Antonio Loriga, Maddalena Corda e la stessa Ivana Russu si è schierata in blocco a sostegno della posizione di Navone.
Dal fronte della maggioranza il consigliere Pietro Carzedda ha dichiarato che “noi consiglieri dobbiamo rispettare la legge. Il nostro è un voto tecnico. La politica non c’entra nulla e rispediamo al mittente le gravi dichiarazioni dell’opposizione. Le leggi vanno rispettate sempre e comunque. Ringrazio la dottoressa Giua per come ha gestito il suo ruolo”.
E poi ha chiarito che “con il voto di oggi questo Consiglio non manda a casa Augusto Navone. Il Consiglio ha semplicemente invitato il direttore dell’AMP a rimuovere uno dei due ruoli tra loro incompatibili. Il Consiglio non esclude affatto il consigliere di minoranza, semmai lo invita a scegliere tra i due ruoli come dice la legge, e io mi auguro che scelga di continuare a svolgere il ruolo di consigliere. Noi siamo per la legalità e, fino ad ora, voi dell’opposizione avete detto solo bugie quando definite il voto frutto di scelte politiche”.
In chiusura, prima del voto, l’avvocato Marzio Altana, presidente del Consiglio comunale, ha preso la parola: “Sarebbe stato semplice per me trincerarmi dietro il mio ruolo e astenermi ma non lo farò. Dopo un’attenta disamina della legge voto a favore della incompatibilità”.
































