Olbia 27 agosto 2025 – Il giallo di Portisco sembra avvicinarsi a una svolta. Giovanni Marchionni, 21 anni, originario di Bacoli in provincia di Napoli, sarebbe morto per l’intossicazione da monossido di carbonio sprigionato da una delle batterie del motoscafo ormeggiato al molo 7 del porto turistico olbiese.
Il giovane era stato trovato senza vita all’interno dell’imbarcazione. L’allarme era scattato quando la famiglia proprietaria della barca lo aveva trovato moto nella sua cabina. Da quel momento è iniziata un’indagine che, fin da subito, ha presentato numerosi punti oscuri.
In un primo momento si era ipotizzato un malore improvviso. Non erano stati rilevati segni evidenti che potessero far pensare a una causa diversa, ma i successivi rilievi hanno cambiato radicalmente il quadro. Gli investigatori hanno infatti concentrato l’attenzione sull’impianto elettrico del natante, composto da dodici batterie, che risultava attivo nonostante l’imbarcazione fosse ormeggiata e apparentemente ferma. Una circostanza anomala che ha aperto la strada a nuove verifiche.
La svolta è arrivata con gli accertamenti tecnici condotti direttamente sul posto. Una volta riattivato l’impianto questo pomeriggio, i periti hanno registrato la presenza di monossido di carbonio negli spazi interni, in concentrazioni compatibili con un’esposizione letale. Una possibilità inizialmente esclusa, che con il passare delle ore è diventata l’ipotesi più solida.
Secondo la ricostruzione attuale, Giovanni Marchionni, in Sardegna per lavoro sulla barca Gravia, sarebbe rimasto intrappolato mentre il gas invisibile saturava lentamente l’ambiente, trasformando la sua cabina di prua in una camera mortale.
La vicenda si snoda così in più fasi: il ritrovamento del corpo, la prima ipotesi di malore, il sospetto di un guasto tecnico e infine la scoperta della dispersione di monossido. Un percorso investigativo che ora attende conferme definitive.
La procura che aveva disposto l’autopsia, i cui esiti saranno ora incrociati con le analisi tecniche per arrivare a delineare un quadro incontrovertibile sulle cause del decesso. Solo dopo questi riscontri sarà possibile chiudere il cerchio su una vicenda che ha scosso la comunità di Bacoli e lasciato senza risposte la famiglia del ragazzo di appena ventun anni.
































