OLBIA. Il silenzio del mare è diventato insopportabile per Simona Deiana. Ogni alba che sorge su Olbia e Golfo Aranci le ricorda quella maledetta mattina del 19 aprile quando i suoi figli Giuseppe e Lorenzo, 24 e 20 anni, sono usciti per l’ultima volta dal porto di Olbia. La loro piccola barca di quattro metri li ha portati verso un destino che nessuna madre dovrebbe mai dover affrontare.
Sono passate oltre cinque settimane da quando i due fratelli hanno lasciato il molo di Olbia per quella che doveva essere una normale battuta di pesca nelle acque di Capo Figari. L’ultima traccia di loro risale alle 13 di quel sabato quando uno dei fratelli ha chiamato uno zio che si trovava in vacanza in Ungheria. Poi più nulla. Solo il ritrovamento di alcuni oggetti personali – zaini, una scarpa, attrezzi da pesca – a confermare ciò che nessuno voleva ammettere.
La macchina delle ricerche ha fatto tutto il possibile. Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, sommozzatori, elicotteri, droni: un dispiegamento di forze imponente che per settimane ha scandagliato, e continua ancora oggi, ogni metro di mare e di costa. Ma il mare, per quanto limpido e trasparente, sa essere crudele.
Giuseppe aveva da poco avuto un figlio. Lorenzo aveva vent’anni e tutta la vita davanti. Due ragazzi che amavano il mare da cui hanno ricevuto un tradimento fatale in quella mattina di aprile quando le condizioni meteo sono peggiorate rapidamente trasformando una tranquilla uscita di pesca in quella che nel tempo è diventata una tragedia.
L’avvocato Pietro Cherchi, che assiste la famiglia, aveva presentato formale denuncia di scomparsa chiedendo che venissero utilizzati tutti i mezzi possibili per le ricerche inclusa la localizzazione del cellulare di Giuseppe e Lorenzo attraverso i dati GPS. Un tentativo disperato di trovare risposte che ormai non possono più cambiare l’epilogo di questa storia.
I testimoni che li hanno visti per ultimi parlano di due ragazzi tranquilli avvistati tra le 11 e le 13 nella zona tra Capo Figari e Cala del Sonno. Proprio in quel tratto di mare noto per le sue correnti insidiose e per la profondità che supera i cento metri appena qualche miglia dalla costa. Un mare bellissimo in primavera ma che sa essere terrificante quando volge a tempesta come sanno bene i pescatori locali.
La comunità olbiese ha risposto con una solidarietà commovente. Il comandante dei barracelli Silverio Piro e i suoi uomini hanno perlustrato per settimane ogni anfratto della costa. Decine di volontari hanno messo a disposizione barche, gommoni e il proprio tempo. Ma dopo oltre un mese anche la speranza più ostinata deve fare i conti con la realtà.
Dalla capitaneria di porto non si segnalano novità. Le ricerche proseguono ma senza sviluppi significativi. Alcuni oggetti ritrovati in mare nei giorni scorsi hanno riacceso per un attimo l’attenzione ma le verifiche hanno escluso che fossero riconducibili alla vicenda dei fratelli Deiana. Il mare continua a tacere.
In città capita ancora di vedere qualche volantino in due lingue, italiano e inglese, sulle vetrine dei negozi. La foto dei fratelli immortalati in un selfie gioioso stride con la tragedia che li ha colpiti. Quei sorrisi congelati nel tempo sono l’ultimo ricordo di due vite piene di promesse.
“Mi mancate come l’aria” aveva scritto mamma Simona sui social nei primi giorni lanciando appelli strazianti. Oggi quelle parole pesano come macigni su una famiglia che deve imparare a convivere con un vuoto incolmabile. Due sedie vuote a tavola, due vite interrotte nel fiore degli anni.
Golfo Aranci ha già pianto altri giovani persi in mare. È un tributo doloroso che questa comunità di pescatori paga periodicamente a un elemento che è fonte di vita ma anche di morte. Il mare dà e il mare toglie con una crudeltà che non può conoscere pietà.
La vicenda dei fratelli Deiana lascia una comunità intera nel dolore e nell’impotenza. Non ci sono colpevoli da cercare né responsabilità da attribuire. Solo il destino beffardo di due ragazzi che amavano il mare e che in mare hanno trovato la loro fine anche se l’intera storia è schiacciata da mille domande senza risposta. Una storia che si ripete troppo spesso lungo le coste della Sardegna dove il mare è vita ma può diventare morte in un attimo.
































