OLBIA. Un filmato per dire no all’indifferenza che parte da una frase di Aristotele: La felicità del singolo è parte della felicità di tutti. Non si può essere felici da soli.
Il video “Facciamo pace” è stato realizzato dagli studenti dell’Istituto tecnico Dionigi Panedda per celebrare la Giornata nazionale della Cura, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del comune di Olbia, guidato da Sabrina Serra, e della Diocesi di Tempio Ampurias.
Ragazzi e ragazze delle classi quarta A, quarta C e quarta AFM (Amministrazione, Finanza e Marketing) hanno visitato alcune realtà assistenziali del territorio, dalla Cittadella della Carità a C.A.S.A. Silvia, dal dormitorio di via Canova alla sezione olbiese della Croce Rossa, con l’obiettivo di riflettere sull’importanza dell’aiuto al prossimo.
Nel video, Aurora Rossi ha vestito i panni della giornalista simulando un’intervista ai suoi compagni. Il progetto è stato curato dalla professoressa di religione Antonella Carboni mentre il filmato è stato girato dal professor Giovanni Carboni, docente di lettere. Riproponiamo di seguito l’intervista integrale realizzata dagli studenti:
Cosa avete imparato e cosa vi è rimasto di questa esperienza?
Questo percorso ci ha permesso di interfacciarci con i responsabili e i volontari della Cittadella della Carità, di C.A.S.A. SILVIA, del dormitorio e della sede della Croce Rossa Italiana.
Nel concreto come si è svolto il tutto?
Il nostro viaggio ha avuto inizio con la visita alla Cittadella della Carità, dove ad accoglierci abbiamo trovato Domenico Ruzzittu, direttore della Caritas Diocesana, che ci ha spiegato le ragioni che hanno indotto la Caritas in collaborazione col Comune di Olbia a costruire, già dal febbraio 2016, questo Centro multiservizi che sorge su un terreno donato dal Comune, per la cui realizzazione la Conferenza Episcopale italiana ha stanziato 400 mila euro a cui vanno sommati 100 mila euro donati dalla Diocesi di Tempio-Ampurias.
Di cosa si occupa questo centro di servizi?
La Cittadella offre rimedi provvisori per fare fronte alle emergenze e riunisce in un solo luogo: il centro d’ascolto, lo sportello del microcredito, lo sportello delle dipendenze di vario genere e lo stoccaggio dei beni di prima necessità, la solidarietà, la prossimità, l’accoglienza e l’attenzione alle fragilità hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la storia della Cittadella fin dalla sua fondazione, essa rappresenta a tutto tondo un luogo in cui si sperimenta l’amore per gli altri.
Si può far parte del gruppo di volontari?
Certamente, Si può essere ammessi a far parte del gruppo di volontari, però solo dopo aver superato un colloquio nel quale viene valutata la disponibilità: ad accogliere l’altro senza giudicarlo, all’ascolto e alla riservatezza.
Siete stati anche presso un altro centro, quale?
Il nostro viaggio ha proseguito con la visita a C.A.S.A. Silvia, un’associazione nata nel 1997 grazie all’iniziativa di una madre che, dopo aver compiuto innumerevoli viaggi della speranza nella Penisola per curare, purtroppo invano, la sua bambina affetta da leucemia, insieme ad un gruppo di volontari realizza una casa dove possano trovare ospitalità, anche per soste notturne, a titolo completamente gratuito gli ammalati oncologici con gli accompagnatori, per tutto il periodo in cui si effettua la cura presso la struttura ospedaliera.
Cosa vi ha colpito di più e cosa vi siete portati a casa?
Appena arrivati siamo stati accolti calorosamente dalla signora Mariangela Lorettu, presidente dell’associazione, e da alcuni volontari che si sono resi disponibili a dialogare con noi. Nel corso della conversazione abbiamo capito che nonostante i loro impegni familiari e lavorativi, il desiderio di essere solidali, accogliere e dar sollievo a chi soffre e ai loro famigliari, li ha spinti ad organizzare il loro tempo, spesso a fare dei sacrifici, perché l’impegno richiesto non è da sottovalutare, ma, come dicono loro: “Ciò che si riceve in cambio, il benessere interiore, non ha prezzo”.
Avete visitato anche una struttura che ad Olbia nessuno avrebbe mai pensato di dover realizzare. D’altra parte ci considerano città ricca di lavoro e di iniziative, in espansione, città turistica e tante altre cose positive, ed invece?
È vero quello che dici eppure abbiamo visitato il dormitorio e il centro di accoglienza di via Canova. Al nostro arrivo abbiamo trovato ad accoglierci il dott. Salvatore Pinna, responsabile della struttura, la presidente Laura Putzu e la psicologa. Il dormitorio di pronta accoglienza offre pernottamento di emergenza con doccia, cena, merenda e prima colazione. Al piano terra si trova un ampio salone in cui gli ospiti possono consumare i pasti e se lo desiderano socializzare ed infine ci hanno fatto visitare le camere da letto e i bagni. Sembra tutto molto familiare. In effetti non pensavamo che ad Olbia ci fosse bisogno di una struttura del genere.
Chi sono gli ospiti del centro di accoglienza?
Per questioni di privacy non abbiamo potuto visitare il primo piano dell’edificio, sede del centro di accoglienza, dove si viene ospitati, tramite una segnalazione dei servizi sociali del comune di Olbia, per periodi più o meno brevi e comunque fino a quando non si trova una diversa soluzione. Il centro può ospitare al suo interno dalle quindici alle ventidue persone. Qui in prevalenza sono ospitate mamme con bambini che si trovano in situazioni di disagio temporaneo. L’ambiente è quello familiare. L’età media è quella compresa tra i 30 e i 60 anni e si tratta di persone di nazionalità non solo italiana.
Chi si occupa di gestire e accogliere gli ospiti?
Giornalmente prestano servizio nella gestione del dormitorio e della casa di accoglienza i volontari della Caritas, dell’associazione Agorà e il personale specializzato. A questo centro, che rappresenta una grande opera, una grande conquista che arricchisce Olbia e contribuisce a mostrare il volto solidale della nostra comunità, si unisce anche la mensa gestita dalle suore vincenziane.
Com’è stata la visita alla Croce Rossa?
Dall’incontro con i volontari della Croce Rossa Italiana, abbiamo appreso che questa associazione di volontariato è guidata da sette principi fondamentali; Umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità. Un volontario della Croce Rossa deve farsi promotore della cultura, della non violenza e della pace, contribuendo alla formazione di cittadini che creano comunità più inclusive e resilienti.
Per diventare volontario di questa associazione si deve seguire un corso di formazione obbligatoria.
I giovani volontari prestano il loro contributo soprattutto nell’ambito della salute, della pace e del servizio alla comunità, basti pensare all’aiuto offerto da Croce Rossa Italiana alla nostra città in occasione dell’alluvione del 2013 e nel periodo pandemico.
Cosa può spingere un giovane a scegliere di fare il volontario?
Credo che le ragioni che possono avvicinare un giovane ad un’associazione di volontariato possono essere molteplici: la ricerca di contatti sociali, dare un senso alla propria vita, per alcuni anche la speranza di trovare un lavoro, il riuscire a creare legami con terzi, un aumento di autostima, il volersi liberare gradualmente dall’egoismo.
Sei pronto a scegliere di entrare a far parte di un’associazione di volontariato?
Credo di non essere ancora pronto/a, ma questo incontro mi ha fatto riflettere e soprattutto mi ha costretto a prendere coscienza di un fatto: purtroppo viviamo in una società che emargina gli “anelli deboli” e le cause che determinano la povertà possono essere la conseguenza di tanti problemi dovuti per esempio alla mancanza di occupazione, famiglia, salute, immigrazione, dipendenze, detenzione e disabilità.
Queste associazioni hanno in comune un unico obiettivo: contribuire a dare dignità alle persone più bisognose. In questa realtà sociale il volontario rappresenta un’ancora di salvezza, riveste un ruolo fondamentale perché, attraverso la testimonianza si fa promotore e costruisce stili di vita responsabili, contribuendo alla diffusione dei valori di pace, di giustizia, di libertà, di legalità e di tolleranza.
Le tue parole dimostrano che voi giovani non siete affatto superficiali e tantomeno indifferenti. Certamente, questi sono luoghi comuni, e con questo non voglio dire che non ci siano ragazzi impermeabili, indifferenti ed egoisti.
La mia opinione, e penso anche di interpretare il pensiero dei miei compagni, è oltremodo rinforzata dagli incontri e dalle storie che ci sono state raccontate e ci hanno toccato profondamente; queste storie ci hanno fatto capire tante cose.
Abbiamo capito che dobbiamo liberarci dai pregiudizi, evitando di giudicare in modo indiscriminato.
Molti di noi hanno preso accordi per cominciare un percorso di formazione che ci permetterà di renderci utili verso chi è stato meno fortunato di noi.
































